Se voi non foste non sarebbe il canto: nel ritmo di Salutz

Words Festival - LongLake

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Convinti che la poesia ritrovi la sua vera natura se letta a voce alta, l’attore teatrale e il ricercatore ISI proporranno una lettura intensa e trasversale della raccolta Salutz (1986) di Giovanni Giudici.

Rara perla della letteratura italiana del Novecento, la raccolta Salutz (1986) di Giovanni Giudici svela ad ogni nuovo ascolto «dolci cose inaudite». Ispirandosi al genere amoroso dei trovatori provenzali e dei Minnesänger tedeschi, questo moderno canzoniere prende a prestito dalla tradizione cortese l’idea di una poesia volta a colmare la distanza dalla donna amata.

Tuttavia la dama di Giudici tende ad assolutizzarsi in pura lontananza, irraggiungibilità esistenziale: è così che tale Minne (“Amore”) assume spesso le fattezze di un Deus absconditus, celandosi a tal punto fra le pieghe della lingua poetica da diventare essa stessa, infine, segreta parola «che nessuno ha», «eco» «del non-mai-più».

Convinti che la poesia, e soprattutto questa che si inscrive fra i suoi risultati più alti, ritrovi la sua vera natura quando letta a voce alta, l’attore Silvio Castiglioni, già interprete di poeti come Dante, Mandel’štam, Baldini e Zanzotto, e il ricercatore ISI Riccardo Corcione proporranno una lettura trasversale di Salutz, selezionandone i momenti più rappresentativi e integrandoli di spunti riflessivi che accompagnino l’ascolto.

Una particolare sensibilità verrà usata nei confronti del ritmo: Castiglioni leggerà il ritmo di Salutz più che le sue parole, tenendo fede alla lezione di Giudici: «Onore della lingua mia italiana / A voi, Minne, perlina su perlina / Parola da parola / Io compitavo a un filo di collana / Nota su nota della mia viola / E voce a spente voci di fontana». Il rapporto dell’io poetico con le infinite maschere del “Voi” («Minne Midons Kapò Madre e Maria») si consuma infatti nel corpo vivo di questa lingua («Essendo la mia lettera il mio corpo»), ovvero in un percorso musicale che riesce a porsi sul doloroso confine tra finzione e realtà, «Nessun prodigio pregando / Fuorché di parole».