Miti d'Amore

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8 Chf

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Prof. C. Rossi
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Nel corso della serata, rifletteremo insieme sui miti occidentali che hanno condizionato il nostro immaginario amoroso: dalle leggende greche, come quella di Amore e Psiche, al mito medievale di Tristano e Isotta, da Paolo e Francesca sino ai giorni nostri, analizzando e commentando (anche criticamente), alcune tesi di Denis De Rougemont, autore del saggio L'Amore e l'Occidente, secondo cui il mito di Tristano esprime un amore per l'amore, non un amore per l'altra persona coinvolta nel rapporto amoroso: un amore narcisistico, per il quale l'enfasi è posta più sull'autoesaltazione dell'amante che sulla relazione con la persona amata.
L'amore che si sviluppa nei romanzi medievali e nella poesia trobadorica è un amore attraverso gli ostacoli, anzi addirittura una amore degli ostacoli. Cosicché in realtà, secondo De Rougemont, non vi è alcun amore, se non un amore per gli ostacoli.
All'interno della sfera masochistica dell'amore per gli ostacoli vi è una paura patologica di innamorarsi in un modo semplice e diretto. Secondo De Rougemont, questo mito (della passione, che esalta e divinizza l'amore infelice e non sensuale, un amore per il nulla, per la morte) era destinato a cambiare l'atteggiamento verso l'adulterio in Occidente, che egli vede materializzarsi come disprezzo del matrimonio.
Quello di cui il filosofo svizzero non tiene conto, però, è sia il passato classico, greco-romano, di taluni miti occidentali, così come del concetto (importantissimo nella lirica medievale) di amore simbiotico-fusionale, di cui non solo Tristano e Isotta sono l'esempio, ma anche Paolo e Francesca del V canto dell'Inferno, sino ai grandi amori letterari del Novecento.

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