Alexej Jawlensky e Marianne Werefkin - Compagni di vita

Inaugurazione

Quando e Dove

Prezzo

Evento Gratuito

Promotori

Museo Comunale d'Arte Moderna
via Borgo 34
6612 Ascona
+41 (0)91 759 81 40
[email protected]
www.museoascona.ch

La mostra – nata da un’idea di Roman Zieglgänsberger, conservatore presso il Museum Wiesbaden, elaborata insieme ad Annegret Hoberg, responsabile di collezione presso la Städtische Galerie im Lenbachhaus München – ha coinvolto i rispettivi musei in un itinerario, di cui la mostra di Ascona è la terza tappa, con l’apporto essenziale dell’Archivio Alexej Jawlensky di Muralto e della Fondazione Marianne Werefkin di Ascona.

La mostra per la prima volta approfondisce il rapporto tra Alexej Jawlensky (1864–1941) e Marianne Werefkin (1860–1938) i quali, individualmente e in coppia, hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo dell’arte nel primo Novecento.
L’articolazione della mostra, curata da Mara Folini, direttrice del Museo Comunale di Ascona, attraverso 100 opere ripercorre le carriere di entrambi gli artisti, mettendo in evidenza il rapporto estremamente complesso che li ha legati tra il 1892 e il 1921, fin dagli esordi a San Pietroburgo; e poi a Monaco di Baviera, dove dal 1896 si posero al centro del dibattito artistico internazionale, fondatori della Nuova Associazione degli Artisti di Monaco (1909), premessa alla nascita del Blaue Reiter (1910) e della rivoluzionaria arte astratta del loro amico e compatriota Vassilj Kandinsky, alla quale Marianne Werefkin seppe dare fondamento teorico nei suoi scritti; infi ne in Svizzera, in particolare nel borgo di Ascona, dove la Werefkin fu attivissima in ambito culturale, partecipando alla fondazione del Museo Comunale (1922) e dell’Associazione artistica Der Grosse Bär (1924).
I due sono stati molto più di una coppia d’artisti, profondamente connessi dal punto di vista emotivo: sembravano dipendenti l’uno dall’altra, compagni di vita, legati in una “relazione d’amore eroticamente platonica” (com’ebbe modo di sottolineare Lily, la moglie di Paul Klee), che in realtà nascondeva il disagio di una donna che, pur di affermarsi in un mondo declinato al maschile, decise di reprimere la sua femminilità in nome dell’arte come missione.

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Immagine fornita dal promotore