Con Serge Brignoni nell’arte agli antipodi

Allestita al MUSEC dal 10 febbraio al 1° ottobre, “Arte agli antipodi” è la prima mostra dedicata alla Collezione Brignoni nella sede di Villa Malpensata. 73 opere provenienti dalla collezione di Serge Brignoni, tra sculture, maschere, scudi, elementi architettonici delle isole del Pacifico, poste in un percorso che sottolinea la continuità tra arte etnica e avanguardie novecentesche.
09 Febbraio 2023
di Silvia Onorato
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Scultura cerimoniale raffigurante lo spirito di un defunto (tinuato). Nuova Irlanda. Area settentrionale. Legno, calce, pigmenti naturali, fibre di frutti di pandano, mastice adesivo di parinario e opercoli di lumaca di mare. Ante 1915. MUSEC, Lugano.
Scultura cerimoniale raffigurante lo spirito di un defunto (tinuato) ©2023 FCM/MUSEC, Lugano

“Arte agli antipodi” è la prima mostra dedicata alla Collezione Brignoni nella sede di Villa Malpensata: una selezione di 73 delle 650 opere che l’artista e collezionista svizzero Serge Brignoni (1903 – 2002) ha donato alla Città di Lugano permettendo la fondazione del Museo delle Culture.
L’esposizione, curata dal direttore del MUSEC Francesco Paolo Campione, propone un viaggio nell’arte del Sud-Est asiatico e dell’Oceania, soffermandosi sull’influenza dell’arte etnica sulle avanguardie novecentesche e, più in generale, sull’arte contemporanea. Per quegli artisti che tra il 1895 e il 1945 si trovavano a Parigi a reinventare l’arte, quella etnica era infatti un’arte di grande interesse: agli antipodi non solo in senso geografico, ma anche rispetto a quello che l’arte occidentale era diventata alla fine del 1800, tra realismo e simbolismo. Le opere etniche – che gli artisti scoprivano visitando i musei etnografici – erano oggetti misteriosi, onirici, carichi di segreti, provenienti da civiltà lontane; soprattutto, rispondevano alla ricerca di qualcosa di totalmente nuovo, della “surrealtà”, da cui partire per rifondare l’arte. Gli artisti delle avanguardie trovarono quindi il loro nutrimento nell’arte etnica; nutrendosi di esso, trasformarono l’arte occidentale.

Yemes oppure yamasj. Scudo, e dettaglio, con incisioni raffiguranti una razza (puru), una rossetta (tar) e una serie di motivi decorativi ©2023 FCM/MUSEC, Lugano
Yemes oppure yamasj. Scudo, e dettaglio, con incisioni raffiguranti una razza (puru), una rossetta (tar) e una serie di motivi decorativi ©2023 FCM/MUSEC, Lugano


Serge Brignoni fu un protagonista di questa fase storica. Ad accendere la sua curiosità fu la prima visita al Bernisches Historisches Museum, a 8 anni, da cui si sviluppò una passione viscerale per le arti etniche alimentata da assidue frequentazioni di musei etnografici, e poi dall’acquisto e dallo scambio di numerose opere. La vasta collezione raccolta negli anni è caratterizzata da una visione surrealista: Brignoni infatti riconosceva delle opere l’originale potenza creativa. Inoltre, Brignoni valorizzava non tanto l’opera nella sua singolarità, quanto nel suo appartenere a un genere artistico in evoluzione; in opposizione all’individualismo occidentale che insiste sui singoli artisti e sulle singole opere, l’arte etnica è comunitaria in quanto esprime una intera civiltà e un genere d’arte.
L’esposizione si apre con una rievocazione dello spazio museale in cui ebbe luogo l’incontro di Brignoni con l’arte etnica. Tra le 73 opere – provenienti da Nuova Irlanda, Nuova Guinea, Borneo, Golfo di Papuasia, Nuova Caledonia, Sulawesi, Nagaland, Bali – diverse sono esposte per la prima volta, alcune delle quali dal nucleo che Brignoni aveva destinato al Kunstmuseum di Berna e che il Kunstmuseum ha ceduto al MUSEC nel 2018. Un percorso che fa scoprire le ricche culture dei Mari del Sud, tra surrealismo, sogno, esoterismo, ma anche mitologie delle origini. La visita è accompagnata dalle note della “Gymnopédie n.1” di Erik Satie, pianista e compositore che partecipò al fermento creativo delle avanguardie artistiche nella Parigi del primo 1900.

“Arte agli antipodi” è al MUSEC dal 10.02 al 01.10.
Maggiori informazioni: musec.ch

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