La Scuola Utagawa nacque a Edo, l’antico nome di Tokyo, e rimase in attività dagli anni Settanta del Settecento fino alla fine dell’Ottocento, divenendo la più rappresentativa scuola di pittura giapponese del XIX secolo. I suoi artisti diedero forma all’immaginario dell’ukiyo-e, le «immagini del mondo fluttuante», ovvero i piaceri effimeri del tempo che passa come: la natura nell’alternarsi delle stagioni, gli attori del kabuki, le geisha e le scene della brulicante vita quotidiana di Edo, amate e collezionate delle classi urbane. Oltre alla padronanza della tecnica della piena policromia, le cifre stilistiche della Scuola furono l’eclettismo dei generi, che la portò ad anticipare i gusti del pubblico, e un sistema di produzione interna altamente strutturato, che le permise in breve di dominare il mercato della produzione di stampe. Un tema popolare come quello del Chūshingura fu più volte interpretato in diverse serie di stampe dagli artisti Utagawa.
La Scuola Utagawa nacque a Edo, l’antico nome di Tokyo, e rimase in attività dagli anni Settanta del Settecento fino alla fine dell’Ottocento, divenendo la più rappresentativa scuola di pittura giapponese del XIX secolo. I suoi artisti diedero forma all’immaginario dell’ukiyo-e, le «immagini del mondo fluttuante», ovvero i piaceri effimeri del tempo che passa come: la natura nell’alternarsi delle stagioni, gli attori del kabuki, le geisha e le scene della brulicante vita quotidiana di Edo, amate e collezionate delle classi urbane. Oltre alla padronanza della tecnica della piena policromia, le cifre stilistiche della Scuola furono l’eclettismo dei generi, che la portò ad anticipare i gusti del pubblico, e un sistema di produzione interna altamente strutturato, che le permise in breve di dominare il mercato della produzione di stampe.
Un tema popolare come quello del Chūshingura (“I Servitori Fedeli”) fu più volte interpretato in diverse serie di stampe dagli artisti Utagawa. Scritto a metà del Settecento, il Chūshingura tiene viva la memoria di un evento storico. Una notte di dicembre del 1702, un gruppo di samurai senza padrone (rōnin) assalì il castello dell’uomo che aveva causato la morte del loro signore. L’uomo fu ucciso. L’attacco pose fine a un’attesa di due anni, durante la quale i rōnin avevano custodito segretamente il proposito di vendicare l’ingiustizia e di rendere onore al proprio signore e a sé stessi. Il codice morale dei samurai (bushidō) si scontrava però con la legge che vietava le ritorsioni personali. Riconosciute le loro nobili motivazioni, lo shōgun li condannò a una morte onorevole, ovvero al suicidio rituale per taglio del ventre (seppuku). I rōnin furono così consegnati alla storia come esempio di lealtà imperitura, di onore e di coraggio. La vicenda storica venne dapprima rappresentata attraverso il teatro di marionette, e da lì entrò nella tradizione letteraria: nel 1748 venne rappresentata per la prima volta al teatro kabuki, il teatro popolare giapponese, entrando stabilmente nell’immaginario nazionale fino ai giorni nostri.

Il progetto curato da Moira Luraschi (MUSEC) sottolinea sia le somiglianze, sia le differenze tra i linguaggi estetici e gli stili di tre artisti esponenti della Scuola Utagawa. Per l’importanza che Hiroshige ebbe sulla storia della pittura, le sue stampe sono particolarmente rilevanti. Nonostante il soggetto principale siano le scene principali dei singoli atti del dramma, Hiroshige dà grande spazio anche alla parte paesaggistica, di cui era considerato indiscusso maestro. Il paesaggio non è mai uno sfondo idillico o neutro, bensì riprende e amplifica i sentimenti che animano i personaggi della scena, solitamente posta in primo piano. Hiroshige attua così una nuova sintesi visiva, creando un dialogo tra il paesaggio e la scena posta in primo piano, che concentra su di sé i significati dell’intero atto.
La lezione di Hiroshige è evidente nell’opera di Shigenobu, suo allievo e genero, nonché per un breve periodo capo della Scuola Utagawa. Anch’egli condensa in una scena principale l’energia e le emozioni di un atto, pur non raggiungendo l’eccellenza del maestro nel trattamento del paesaggio. Kuniteru, invece, si muove in un’altra direzione estetica, rappresentando in un foglio più scene dello stesso atto, su diversi piani visivi. Le sue stampe sono concitatissime, affollate di personaggi ed eventi, ma perdono la carica espressiva del kabuki, a favore di una raffigurazione più didascalica.
Nelle teche, una per ogni atto, le stampe sono disposte sempre nello stesso ordine: a sinistra la stampa di Hiroshige, al centro quella di Shigenobu e a destra quella di Kuniteru. Le opere di Hiroshige e Shigenobu provengono dalla Collezione Perino. Le opere di Kuniteru appartengono all’Archivio Marco Fagioli. L’ambientazione sonora che accompagna il visitatore presenta estratti dall’album «Kabuki & other traditional music» dell’Ensemble Nipponia.
“I 47 rōnin. Hiroshige e la Scuola Utagawa” è dal 30.04 al 04.10.2026 al MUSEC.
Maggiori informazioni: musec.ch