“I giovani sono il futuro”– Intervista a Nicholas di Riverside Sound System

Oggi parliamo di sound system, amore per i vinili e solidarietà insieme a Nicholas Giamboni, membro del Riverside Sound System, crew residente a Lugano che sarà ospite allo Studio Foce il 13 gennaio. Una serata all’insegna della musica reggae ad alto volume e della cultura sound system, insieme alla proiezione del documentario “Ina Vanguard Style”.
4 Gennaio 2022
di Silvia Onorato

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Riverside Sound System è una crew di bass providers che si occupa maggiormente di reggae, dub music e altri generi underground come tekno o DnB utilizzando il sound system e le basse frequenze: per fare ciò si costruiscono casse ad-hoc, come il celebre Scoop Bin. Nell’aprile 2021 Riverside Sound System ha pubblicato una raccolta di 39 tracce “Reggae Against Cancer – Together We Are Stronger”, stampate su sette differenti vinili 10” inch o in formato digitale. Il ricavato è stato devoluto alla Greenhope Foundation, organizzazione che aiuta e consente a bambini malati di cancro e alle loro famiglie di godersi la natura e lo sport.

Un evento per celebrare la musica sound system: di cosa si tratta?

Il sound system è un modo di diffondere un tipo di cultura; uno strumento per veicolare un genere di musica basata sui bassi, principalmente reggae, teckno, o dub. L’idea è dare accesso a tutte le persone – di qualunque classe sociale, età, religione – alla musica ad alto volume. Il sound system è nato in Giamaica negli anni ’50, in un contesto contraddistinto da pochi mezzi economici ma da grande passione per la musica e voglia di divertirsi. Alle origini venivano letteralmente piazzate delle pile di casse in strada, e passata musica ad alto volume; un modo per far divertire i passanti, per creare aggregazione spontanea attorno alla musica.

Dalla Giamaica al Ticino: come è nata la tua passione per questo genere musicale?
Sono sempre stato appassionato di musica; per quanto riguarda il reggae, fino agli anni delle medie conoscevo Bob Marley e il mainstream. Casualmente un giorno durante una pausa il docente di scienze ha messo “Raid the Barn” di Anthony B. Da quel momento è nata una fortissima passione che mi ha portato non solo ad ampliare la mia conoscenza sulla musica, ma anche a interessarmi alla cultura reggae. È stato andando ai festival reggae che ho poi scoperto il sound system: negli intermezzi tra un main act e l’altro, al posto di un DJ set tradizionale o di una live band, a fare musica erano i sound system locali. Così ho iniziato a interessarmi e a conoscere persone che in Ticino stavano costruendo un proprio sound system.

La pellicola che verrà proiettata durante la serata racconta la storia di Iration Steppas, crew britannica di Leeds con origini giamaicane che ha rivoluzionato la cultura sound system e la musica dub. Come mai questa scelta?
A mio avviso l’aspetto importante del documentario non è tanto il chi – una crew in particolare –, ma il percorso che Iration Steppas hanno fatto. La loro storia insegna che partendo da un sobborgo di un qualsiasi paese, con la passione per la musica, dei dischi, dell’elettronica, e il giusto occhio riguardo alla cultura, si può arrivare a fare video per MTV, a essere il più grande sound system in tour mondiale, e ad arrivare allo stesso livello di celeberrimi sound system che rimarranno nella storia della musica come Jah Shaka o Sir. Coxsone. Inoltre, il documentario spiega il peso culturale del sound system, che come tutte le culture ha delle regole non scritte. 

Ad aprile 2021 avete pubblicato una compilation intitolata Reggae Against Cancer – Together We Are Stronger”. Ci racconti la storia di questo progetto?
Questa compilation è nata per caso. Era già periodo di COVID e c’era poco da fare, ma volevo dimostrare quanto il reggae e la cultura sound system siano solidali. Ero in auto con mio padre, e per scherzo abbiamo lanciato l’idea di fare una compilation con l’obiettivo di devolvere il ricavato in beneficienza. Tornati a casa ne abbiamo parlato più seriamente, e presto abbiamo iniziato a contattare artisti ticinesi; piano piano il progetto ha preso piede e abbiamo chiamato amici e produttori da tutto il mondo, ma anche artisti conosciuti solo via internet. Si è creata una rete di contatti di persone disponibili a regalarci un pezzo (oltre ai diritti non hanno ricevuto soldi), per un totale di 39 tracce di musica dub ed elettronica che provengono dal Ticino, dall’Europa, dalla Giamaica, perfino dal Giappone. Un progetto riuscito che ha dimostrato la solidarietà e fiducia reciproca che contraddistinguono la cultura sound system.
Tengo a ringraziare tutti i produttori ticinesi come More Faya Production, Easy Sunset o ZonaSun, le varie crew come Malakita, Dubolution, Illuminatty, Tribe of Fire, Majestic e associazioni come True Vibration per mantenere il mondo reggae e sound system vivo nel nostro cantone.

Per questo progetto avete collaborato con un’organizzazione svizzera che si occupa di bambini malati di cancro, la Greenhope Foundation. Qual è stata l’ispirazione?
Sono entrato in contatto con questa organizzazione grazie a mio padre, che vi lavora come volontario. Abbiamo già collaborato con loro per alcuni eventi in passato, portando la nostra musica per esempio alla Slow Run di Agno. Ci è sembrato giusto devolvere il ricavato del nostro primo progetto a un’associazione che aiuta i bambini, in linea con una tematica molto presente nel reggae: i giovani, i bambini sono il futuro.

Interessante è la realizzazione dei vinili, chi ha elaborato questa idea?
Sono un collezionista compulsivo di vinili, quindi la scelta è stata obbligatoria – e anche premiata, considerato che il 95% dei vinili sono stati acquistati in meno di 10 minuti dal lancio.
Più in generale, il vinile è un supporto imprescindibile per il sound system: non esiste una serata sound system in cui non ci siano almeno due piatti. Inoltre spesso le tracce non sono digitalizzate e non si possono trovare sulle piattaforme online. Questo fa sì che i dischi siano un’”arma necessaria” che rende ogni serata unica e diversa dalle altre. Infatti non solo ogni selekta (il termine giamaicano che indica l’artista che seleziona i dischi) ha il suo stile, ma possiede dischi diversi; e in base ai dischi scelti per ogni serata, modifica anche la struttura stessa delle casse.

Avete in programma nuovi progetti futuri o collaborazioni?
Vorremmo fare qualcosa di simile sempre per beneficienza, passando dal mondo umano a quello animale: creare una compilation con pezzi roots (“reggae classico”), e devolvere il ricavato a progetti volti a salvaguardare le api – insetti che giocano un ruolo fondamentale negli ecosistemi di tutto il mondo.
Anche in questo caso useremo come supporto il vinile: si tratta di dischi non stampati ma incisi, tagliati a mano uno per uno da un ragazzo britannico che fa questo di professione; il prezzo di produzione è più alto, ma la qualità è migliore. Inoltre, per ogni disco inciso viene piantato un albero nei Carpazi e il 50% dei costi vengono destinati a associazioni che si occupano di diverse cause. In questo modo facciamo beneficienza nella beneficienza, che secondo me è un requisito fondamentale.
Per quanto riguarda altri progetti, purtroppo tante cose sono state interrotte a causa della pandemia. Siamo tutti titubanti e facciamo attenzione a fare investimenti o organizzare eventi a lungo termine, poiché le cose possono cambiare velocemente.

Riverside Sound System allo Studio Foce giovedì 13.01 alle 20:00 propone un warm up roots reggae esclusivamente in vinile, seguito dalla proiezione del documentario alle 20:30, e un live selekta vinile in stile sound system.
Maggiori informazioni su foce.ch

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