Il cantastorie Marco Bertarini a LongLake

In occasione del Family Festival di LongLake − che dal 3 al 28 luglio propone eventi gratuiti e giochi per tutte le età al Villaggio Family presso il Palazzo dei Congressi di Lugano − abbiamo voluto conoscere uno dei suoi ospiti: il cantastorie Marco Bertarini.
29 Giugno 2019
di Manuela Masone
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Marco Bertarini

Originario di Modena, a partire dal 2000, Bertarini racconta storie, fiabe, miti, leggende in biblioteche, scuole, teatri, musei, librerie, piazze e tanti altri luoghi. La sua passione lo ha portato a sviluppare un percorso di ricerca sulla narrazione orale, ideando progetti di promozione alla lettura per l’infanzia.  Ha partecipato a numerosi festival fra cui: Quantestorie (Milano), ReggioNarra (Reggio Emilia), Festival della Filosofia (Modena), Festival del Racconto ChiaraBimbi (Varese). Svolge laboratori teatrali, in particolare per l’infanzia e percorsi di formazione per insegnanti. Dal 2014 collabora con BIMED (Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo) scrivendo incipit per la Staffetta di Scrittura Creativa e della Legalità.

Giovedì 4 luglio alle 20:30 al Parco Ciani presenterà lo spettacolo “Millanta volte c’era… un raccontafiabe!”.

Non capita spesso di incontrare un cantastorie. Qual è il ruolo di questa figura?
La figura del cantastorie è antica quanto l’uomo. Raccontare storie è un bisogno umano: significa elaborare il vissuto, ricordarlo, immaginare il futuro, condividere. Da sempre, nelle varie culture, donne e uomini hanno rivestito il ruolo di cantastorie nella comunità in cui vivevano, usando la propria voce e la propria capacità affabulatoria per custodire la memoria delle tradizioni, per informare, per denunciare e per far sognare.

La narrazione per te è relazione. Puoi spiegarci la ragione?
Nel raccontare una storia si crea una relazione tra chi narra e chi ascolta. Si tratta di un rapporto vivo, di uno scambio. Tra contastorie e ascoltatori in mezzo c’è la storia che prende forma in base all’atmosfera che si crea. Anche il contastorie deve essere in una posizione di ascolto del pubblico che segue le storie: a volte, il racconto si allunga indugiando in nuovi particolari o mostrando un punto di vista alternativo; altre volte, corre via più veloce tralasciando passaggi e dettagli in quel momento poco importanti. Ciò che avviene in relazione acquista maggior valore e forza. Solo attraverso un forte rapporto empatico tra chi racconta e chi ascolta è possibile trasmettere una passione, alimentare la curiosità, far crescere il desiderio di ascoltare nuove storie e andare anche a cercarle nelle sorgenti dei racconti: i libri. Per questo, con il mio lavoro di contastorie cerco sempre di ricreare quel clima “attorno al focolare”, un clima di intimità in cui anche lo sguardo, il potersi vedere negli occhi, diventa elemento essenziale della comunicazione.

Quanto sono importanti le storie per l’infanzia?
Nella nostra società contemporanea sempre più iperstimolata dalle immagini e dalla velocità, credo che il tempo lento dell’ascolto abbia un valore ancora più importante che nel passato. Dall’incontro con migliaia di bambini e ragazzi, in questi anni ho avuto la conferma del bisogno di proteggere uno spazio per la pura oralità dedicata, in particolare, all’infanzia. Narrare storie educa all’ascolto, nutre l’immaginario di ciascuno, permettendoci di allontanarci dai modelli di riferimento e dalle immagini che ci circondano. Di fronte ad un problema reale, per non continuare a percorrere strade battute che possono portare a risposte inadeguate, un immaginario ricco può aiutarci a creare nuovi mondi e nuovi modi e, quindi, a saper trovare soluzioni diverse.

longlake.ch
marcobertarini.it

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