Intervista a Eva Antonini, scultrice

Incontriamo oggi Eva Antonini, scultrice che vive e lavora a Lugaggia, Capriasca. Nata e cresciuta a Rapperswil, Eva coltiva sin dall’infanzia una travolgente passione per l’arte. Dopo una formazione commerciale e linguistica a Ginevra e numerosi viaggi in tutto il mondo, nel 1985 si trasferisce in Ticino e dal 2002 dedica completamente la sua vita professionale all’arte, in particolar modo alla scultura.
16 Novembre 2021
di Silvia Onorato

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Eva Antonini
© Sylvana Raschke

La sua personale sperimentazione nelle tecniche scultoree trova una costante nel rappresentare la figura umana, soggetto prediletto attraverso il quale cattura la transitorietà della vita. Numerose le sue esposizioni personali e collettive, sia in Svizzera sia all’estero (Francia, Italia, Spagna, Austria, Stati Uniti). Tra i riconoscimenti ottenuti figurano il premio per la scultura della Biennale Internazionale di Arte Contemporanea di Firenze (2005), e il Premio della Critica (Artemilano 2018), oltre a commissioni di opere per spazi pubblici, come l’incarico per la scultura di Alfonsina Storni nel comune di Capriasca nel 2020.

Buongiorno Eva, la ringrazio per essersi resa disponibile a questa intervista. Incomincio con il chiederle come è nata la sua passione per l’arte.
Giaceva in me da sempre, tant’è vero che già da bambina plasmavo spontaneamente l’argilla, amavo disegnare e dipingere. La vera passione per la scultura in particolare è esplosa però solo in età adulta, in seguito a un cambiamento incisivo nella mia vita.

Da cosa trae ispirazione?
Dalle emozioni provate sul mio percorso, da episodi e attimi di vita e sensazioni da essi generate, dalla natura stessa e dalle sue morfologie, da incontri e scambi con altri artisti e persone sensibili in generale.

Soggetto ricorrente delle sue sculture è un corpo umano dalle forme armoniose. Chi raffigura?
Sì, creo in prevalenza frammenti di corpi e volti umani, senza però alcun riferimento a persone esistenti, a meno che questo non mi venga richiesto esplicitamente sotto forma di ritratto. “Il corpo in quanto traduttore dell’anima al visibile”: questo è il fil rouge della mia ricerca artistica che riguarda la caducità e la fragilità della vita. Il frammento di per sé permette al fruitore di completarlo, ovvero di portarlo alla sua totalità per mezzo della propria immaginazione. L’armonia delle linee e dei volumi è per me fondamentale poiché, a mio avviso, funge da trait-d’union nella comunicazione tra spettatore e opera.

Spesso i volti delle sue sculture hanno gli occhi e la bocca socchiusi. Ci spiega questa scelta?
È una domanda frequente, ma ahimè, non tutto è sempre spiegabile in maniera razionale. Personalmente apprezzo oltremodo il silenzio, perché mi carica, mi dà molte risposte e soprattutto non danneggia nulla e nessuno. Verosimilmente occhi e labbra chiusi vogliono significare una sorta di “altrove”, uno sguardo interiore verso una dimensione diversa.  

“Abbandono”, Marmo statuario di Carrara, h 60 x 50 x 30 cm, 2020


Per creare le sue opere utilizza diversi materiali, come argilla, gesso, marmo, bronzo. Quali sono le loro peculiarità?

L’argilla è morbida, sinuosa, segue il movimento, cede alla pressione, è sensuale al tatto e dà grande libertà artistica che si traduce nella possibilità di gesti spontanei e di getto. Del gesso mi servo in prevalenza per calchi e riproduzioni che successivamente possono portare a una versione in bronzo. Il bronzo, una bellissima lega metallica dal colore quasi dorato, è molto adatto alle installazioni all’esterno.   
Il marmo è un materiale che affascina per la sua durezza e fragilità e, a livello scultoreo, per la resistenza e la sfida che pone a chi lo lavora…  

Scolpire il marmo richiede una fase preliminare di selezione del materiale nelle cave. Ci racconta come avviene?
Nel mio caso possono verificarsi due scenari: per sculture medio-grandi, progetto la scultura mediante disegni e/o modelli e faccio tagliare il blocco di marmo nelle misure necessarie per realizzare la scultura pianificata. Nel caso di sculture piccole, è spesso la pietra stessa a suggerire, ovvero a “rivelare” la scultura che si trova al suo interno.

Per realizzare alcune delle sue sculture, lei utilizza una particolare tecnica di cottura nel fuoco aperto. Di che procedimento si tratta?  
Si chiama Smokefiring, ovvero cottura in riduzione ed è molto simile all’antica tecnica giapponese chiamata Raku. La tecnica da me adottata consiste nel portare il pezzo già cotto, ma non trattato, ad una temperatura di ca. 1000°C nel fuoco aperto e alla successiva sottrazione di ossigeno tramite copertura dell’opera con segatura, non appena tolta dal fuoco. L’aspetto oltremodo affascinante di questo procedimento è il drastico cambio di colore. La scultura entra nel fuoco di colore bianco ed esce dalla segatura con mille sfumature di nero, antracite, grigio chiaro e scuro, nonché con delle iridescenze metalliche.

“Uguali nella diversità”,
Grès affumicato, h 36 x 36 x 16 cm, 2019, fotografo Giuseppe Pennisi


Può anticiparci qualcosa sui suoi prossimi progetti?

Ho numerosi progetti in via di realizzazione: parteciperò a diversi concorsi di Landart in Ticino e nella Svizzera Tedesca, una esposizione in un’importante galleria della costa ovest della Florida, la partecipazione a una manifestazione artistica di prestigio a Lugano. Intendo collaborare con gioiellieri e architetti per la realizzazione di alcune opere, e sto creando varie installazioni tematiche. Infine, come di consueto, frequenterò dei corsi di aggiornamento.

Che impatto ha avuto l’attuale periodo storico sulla sua vita professionale e creativa?
Dal punto di vista creativo, ha avuto un influsso positivo: a parte uno sfogo iniziale che mi ha ispirata nella creazione di alcune sculture sul tema del Covid, ho beneficiato del silenzio e della tranquillità durante i lockdown. Ha avuto un impatto positivo anche sull’interesse da parte del pubblico, verificandosi in un aumento di visite in atelier e di incarichi.

Cosa le regala l’arte?
Ciò che affermò Goethe: “Per sfuggire al mondo non c’è niente di più sicuro dell’arte e niente è meglio dell’arte per tenersi in contatto con il mondo”.

Una battuta finale per i nostri visitatori online?
Lasciate il cellulare nel cassetto e andate in giro per atelier d’arte… vi si apriranno mondi inaspettati…!

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di Redazione LuganoEventi

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