K-NOW! Korean Video Art Today al MASI

Dall’8 marzo al 19 luglio la sede LAC del Museo della Svizzera italiana ospita “K-NOW!”, uno sguardo sulla scena artistica contemporanea della Corea del Sud attraverso la videoarte. Otto video, realizzati da altrettanti artisti, artiste e collettivi, affrontano questioni fondamentali del nostro presente globalizzato.
06 Marzo 2026
di Redazione Lugano Eventi
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Ayoung Kim, Fotogramma tratto da Delivery Dancer's Sphere, 2022 © Ayoung Kim
Ayoung Kim, Fotogramma tratto da Delivery Dancer’s Sphere, 2022 © Ayoung Kim

La prima esposizione che il MASI dedica esclusivamente a opere di video arte ha per protagonista la Corea del Sud. K-NOW vuole mettere in luce l’originalità di una produzione artistica che, pur sviluppandosi in un contesto territoriale circoscritto, si è affermata negli ultimi anni come una delle più dinamiche e seguite a livello internazionale. Le curatrici del progetto, Francesca Benini (MASI) e Je Yun Moon (già vicedirettrice dell’Arte Sonje Center di Seoul), hanno selezionato opere che, pur radicate nella storia e nella realtà del loro Paese, affrontano alcune delle questioni fondamentali – culturali, storiche ed esistenziali – che definiscono lo Zeitgeist del nostro presente globalizzato: dal rapporto tra tecnologia e corpo a quello tra storia, memoria e tradizione, dalla migrazione a un mondo del lavoro sempre più segnato da richieste di performance e accelerazione. L’esposizione offre inoltre una preziosa occasione di confronto con le diverse modalità attraverso cui oggi si può fruire il video nell’arte: dalle proiezioni tradizionali ai visori di realtà virtuale. Una varietà, questa, in cui si riflette l’evoluzione di un medium globale, profondamente trasformato da innovazioni tecnologiche che continuano a ridefinirne i confini e le possibilità espressive.

Chan-kyong Park, Fotogramma tratto da Citizen's Forest, 2016 © Chan-kyong Park
Chan-kyong Park, Fotogramma tratto da Citizen’s Forest, 2016 © Chan-kyong Park

Il percorso immersivo, ospitato nella sala ipogea del LAC, presenta otto posizioni di artisti, artiste e collettivi di nuova generazione, cresciuti nell’ombra di una guerra irrisolta e nel pieno delle rapide trasformazioni della società coreana: Chan-kyong Park, Jane Jin Kaisen, Ayoung Kim, eobchae, Sungsil Ryu, Heecheon Kim, Onejoon Che e Sojung Jun.
Il percorso attraversa immaginari, percezioni e dimensioni contrastanti, a partire dalla video installazione multicanale di Chan-kyong Park, dove in una dimensione sospesa e stratificata, cerimonie dello sciamanesimo popolare si intrecciano alla commemorazione di fatti tragici della storia coreana recente. Riflessioni sulla condizione contemporanea si aprono con l’opera di Ayoung Kim, Delivery Dancer’s Sphere (2022), che segue i viaggi su motocicletta di una giovane corriere attraverso una Seoul trasformata in un paesaggio algoritmico, come anche con l’opera del collettivo audiovisivo eobchae “Rola Rolls” (2024), che esplora un futuro privo di risorse fossili raccontando la trasformazione del personaggio “R”, simbolo dell’industria petrolifera, in membro di una setta ecologista che rende gli esseri umani sistemi ibridi autosufficienti.
Tra satira e critica sociale Sungsil Ryu guarda a una società segnata da forti gerarchie, competizione e ambigue aspettative di status, mentre in Ghost1990 (2021), fruibile tramite visore VR, il pubblico assume il punto di vista di un atleta infortunato, e viene immerso nella tensione tra vulnerabilità, desiderio di controllo e ossessione per la performance fisica. Per Onejoon Che il video è invece un formato di indagine sulle comunità e i confini: in Made in Korea (2021), realizzato con il musicista nigeriano lgwe Osinachi, con il linguaggio dei videoclip musicali l’artista affronta il tema dell’emigrazione africana in Corea. La dimensione politica dei luoghi è esplorata anche da Sojung Jun in Green Screen (2021), presentato nella Hall del museo. Il video, girato lungo la Zona Demilitarizzata (DMZ) tra le due Coree, restituisce un luogo carico di storia, di attese e separazioni, ma anche di rigenerazione, in cui la natura si è riappropriata del territorio. Alla fine del percorso, Offering (2023) e Wreckage (2024), dell’artista Jane Jin Kaisen, con immagini evocative e poetiche fanno emergere il legame dell’artista con l’isola di Jeju e con le memorie storiche sommerse nelle sue acque, come il massacro dei civili del 1948 da parte dell’esercito sudcoreano. 

“K-NOW! Korean Video Art Today” è dal 08.03.2026 al 19.07.2026 al MASI, sede LAC.
Maggiori informazioni: masilugano.ch

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