A vent’anni dall’ultima mostra museale a lui dedicata, il MASI ospita una retrospettiva a Richard Paul Lohse, artista che ha coniugato il rigore formale e l’espressività del colore con una visione etica dell’arte quale strumento di trasformazione sociale. L’esposizione, curata da Tobia Bezzola e Taisse Grandi Venturi, presenta oltre cinquanta opere selezionate dall’artista stesso in occasione di mostre nell’arco di quattro decenni; il percorso espositivo restituisce quindi l’immagine che Lohse stesso offriva di se stesso come artista.
Richard Paul Lohse nacque nel 1902 a Zurigo da padre sassone e madre bernese; la sua gioventù fu segnata dalla perdita del padre e da conseguenti difficoltà economiche che da un lato svilupparono in lui una forte sensibilità nei confronti della giustizia sociale, dall’altro lo costrinsero a trovare mezzi di sostentamento sin da giovane. Fu venditore di giornali per il Kriegs-Courier, poi apprendista presso la tipografia Heuberger, e nel 1918 apprendista grafico nell’agenzia pubblicitaria Max Dalang. Lohse divenne quindi grafico pubblicitario, professione che mantenne fino al pensionamento: per lui questa occupazione era non solo una fonte di guadagno, ma anche uno strumento per creare una società più equa, secondo l’ideale modernista di costruire un futuro migliore per l’essere umano attraverso una nuova forma, razionale e standardizzata. Impegnato politicamente, negli anni ’30 Lohse fu co-fondatore di Allianz, associazione degli artisti svizzeri moderni in opposizione al fascismo, e personalità di spicco nel gruppo degli Zürcher Konkrete, insieme a Max Bill, Camille Graeser e Verena Loewensberg. In questo contesto entrò in contatto con l’avanguardia artistica internazionale, con il Costruttivismo russo e con il movimento olandese De Stijl, dando forma a una personale strada verso l’arte astratta e geometrica.

Fu infatti parallelamente all’attività di grafico che Lohse portò avanti la sua ricerca artistica con un metodo strettamente razionale: Lohse studiò per anni formule e sistemi matematici, prima di riprodurli in campi di colore quadrati e rettangolari, in interazione tra loro secondo regole e principi compositivi ricorrenti; una interazione che dà spazio alla forza espressiva del colore e che, razionalmente, produce un effetto che sovrasta la ragione. Come scrisse Lohse, “il metodo si rappresenta da sé, è l’immagine stessa”; ed è una immagine che può contenere un concetto di democrazia radicale: nella griglia il singolo colore compare infatti una volta in ogni riga e in ogni colonna, secondo un principio di uguaglianza quantitativa.
Il percorso espositivo al piano interrato del LAC propone un viaggio attraverso la ricerca di Lohse che si articola in diverse tappe geografiche e temporali. Il viaggio parte dallo studio, luogo di riflessione creativa che si materializza in disegni e studi dei sistemi matematici; si prosegue con l’esposizione al Kunsthaus di Zurigo del 1942 e con i primi esperimenti pittorici contraddistinti dalla ricerca di movimento, dall’uso della linea obliqua e dalla presenza di spazio vuoto, abbandonati a favore della linea verticale e dello spazio pieno visibili nelle opere scelte per l’esposizione allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1961. Nel 1965 i quadri di Lohse rappresentano la Svizzera all’ottava Biennale di San Paolo, in Brasile, insieme alle sculture cinetiche di Jean Tinguely: quella di Lohse è una cinetica dei colori, ovvero una ricerca che esprime il movimento attraverso le relazioni cromatiche. Alla Biennale di Venezia del 1972 Lohse porta composizioni di grandi dimensioni, dalla palette ampliata e dalla gradazione continua dello “spettro illimitato”, temi che riprende in occasione della Documenta di Kassel del 1982 con le tre imponenti variazioni di “Serielles Reihenthema in achtzen Farben”. L’esposizione si conclude con le opere selezionate in occasione di due esposizioni negli Stati Uniti del 1988, anno della scomparsa di Lohse: l’esposizione alla Chinati Foundation di Marfa, Texas, e l’esposizione presso la casa studio di Donald Judd a New York, occasioni in cui Lohse si consacra come ponte tra le avanguardie europee degli anni Trenta e l’arte minimalista e concettuale degli anni Sessanta, conservando intatta la matrice politica dell’uguaglianza.

La retrospettiva dedicata a Richard Paul Lohse è al MASI, sede LAC, dal 07.09.2025 all’11.01.2026.
Inaugurazione il 06.09.2025 alle 18:00.
Maggiori informazioni: masilugano.ch