“La verità va sempre cercata” – Intervista a Miguel Ángel Cienfuegos, regista e attore

La verità si può cercare dappertutto, ma si può trovare in un cabaret? Il Teatro Paravento porta in scena una riflessione sull’attualità con lo spettacolo “Scusate una domanda”, in scena al Teatro Foce nell’ambito della rassegna HOME il 29 e 30 aprile. Parliamo dello spettacolo con Miguel Ángel Cienfuegos, fondatore della compagnia che ne ha curato testo e regia.
12 Aprile 2022
di Silvia Onorato
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Miguel Angel Cienfuegos
© Luisa Ferroni

Scusate una domanda” è uno spettacolo che porta in scena la ricerca della verità: ambientato in un Teatro Cabaret del XX secolo, ha per protagonisti Madame Lily, proprietaria del Cabaret Rousseau, e il suo musicista Nino. I due personaggi si confrontano sulla difficoltà di porre domande, di cercare la verità in una foresta di fatti, un tema di grande attualità che stimola la riflessione – nel solco della tradizione della Compagnia Teatro Paravento, che sin dalla sua fondazione nel 1982 ha coniugato contenuti di attualità con una vena umoristica e al contempo riflessiva. Parliamo di “Scusate una domanda” con Miguel Ángel Cienfuegos (RCH 1951), fondatore della compagnia che ha curato testo e regia dello spettacolo.

Come è nata l’idea di portare in scena le atmosfere del Teatro Cabaret?
Oggi vengono dati molti significati alla parola “Cabaret”, mentre quello che portiamo in scena in “Scusate una domanda” è un significato molto preciso: quel filone che è fiorito in un momento storico tra le due guerre mondiali in Germania e in Italia; un Teatro Cabaret con forte impronta sociale, politica, e con una vena di sarcasmo sempre pronta a emergere. Personalmente sono sempre stato attirato da questo tipo di spettacoli, che combinano parola e musica coinvolgendo diversi artisti. La formula si ricollega a quella che è la mia formazione come artista, composta da diverse tecniche (danza, musica, recitazione). Infine, ho l’impressone che la nostra sia un’epoca in cui questo tipo di spettacoli possa avere successo: un ritorno di una forma artistica che forse non era mai andata via, attualizzata attraverso situazioni dei nostri giorni, a volte un po’ complicate e polemiche.

A partire dal titolo, lo spettacolo parla di domande. Secondo lei perché è diventato difficile porre domande?
Ci troviamo in un periodo storico – parlo a livello internazionale – in cui alcune idee sono fortemente dominanti, e hanno una diffusione molto incisiva presso la cittadinanza; queste idee riguardano i grandi temi dell’agenda della collettività globale, come la pandemia, la guerra, la crisi ecologica, la parità di genere. Confrontato con idee dominanti, il singolo ha difficoltà a intervenire e dare la propria opinione, tanto che spesso è difficile avere una visione critica, uno spirito critico. Anche solo alzare la mano per dire “Scusate una domanda” ci rende voci fuori dal coro, un ruolo che nelle democrazie di oggi è più difficile da incarnare rispetto a 10, 20 anni fa. Davanti a un pensiero unico che si è installato nel mondo, la domanda continua a essere il meccanismo che crea dibattito, discussione, chiarezza, scambio democratico di opinioni: lo strumento che può contrastare una idea sola, fissa, monolitica, spesso ossessiva. Non a caso, la domanda è il meccanismo che è sempre stato alla base di ogni progresso dell’umanità: domandarsi il perché delle cose, metterle in discussione.

Le domande creano dibattito tra opinioni, ma cercano anche la verità?
Quello della verità è uno dei grandi temi universali, che attraversano tutti i tempi. Al giorno d’oggi è molto difficile cercarla e trovarla: tutti si è confuso, tra la narrazione dominante da un lato, e le innumerevoli narrazioni dei social media e piattaforme digitali dall’altro. Riconoscere una opinione autorevole, corretta, documentata è difficile, in una affollata foresta di opinioni, fake news e teorie campate in aria. Noto uno smarrimento generale nella società attuale, e insieme un certo disincanto: le persone hanno perso la fiducia nell’informazione, nella politica, nell’autorità. Non a caso oggi gli studiosi parlano di post-verità; non a caso non viviamo più la realtà, ma una narrazione della realtà (Una sola? Qualsiasi? Tutte?). Al contempo, pur essendo difficile identificare la verità, essa va comunque sempre cercata: è essenziale, è sapere, accrescimento, scoperta, è la condizione per una convivenza pacifica; rinunciare a cercare la verità significa accettare il mondo così com’è, costruito per noi da qualcun altro. In fondo, il dubbio, il chiedersi il perché delle cose è qualcosa che portiamo dentro di noi: specialmente da bambini e da giovani continuiamo a chiederci il perché di qualsiasi cosa – poi, dopo, viviamo senza più farci domande. È qualcosa di importante da conservare sempre.

La ricerca della verità è un percorso, e lungo un percorso è possibile inciampare. Anche sbagliare fa parte del gioco?
Sì, e questo accade ancor di più essendoci tante versioni, tante narrazioni che in sé contengono anche contraddizioni – se penso agli ultimi anni, ne abbiamo viste tante, per esempio le misure anti Covid di un paese erano diverse da quelle di un altro; oppure si critica l’atteggiamento di un paese senza fare autocritica circa il proprio passato. La storia ha dimostrato come eventi del passato possano essere interpretati da diversi punti di vista dando luogo a diverse ricostruzioni. Quindi sbagliare è possibile, sia nel percorso verso la verità, sia nel considerare una sola “verità”, quella dominante.

Secondo lei che ruolo ha la risata nella ricerca della verità?
La risata è sempre liberatoria: non solo ci rilassa, ma ci mette anche in uno stato autentico di noi stessi. Inoltre, dal primo istante in cui si presenta è esteriore, ha una dimensione sociale, la viviamo insieme agli altri, e ci rende più aperti e disponibili all’ascolto. La risata è un meccanismo molto efficace con cui si possono trasmettere idee a prima vista non facili: con una battuta si possono far cadere certi pregiudizi, mettere in dubbio quelle che vengono reputate verità assolute – penso a Dario Fo, a Giorgio Gaber. Infine, credo molto nella risata.

“Scusate una domanda” è al Teatro Foce il 29 e il 30.04 alle 20:30.
Maggiori informazioni su foce.ch

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