L’esposizione, a cura di Moira Luraschi, presenta una selezione di supporti mobili legati a due acquisizioni del 2024: sessantadue rotoli verticali (kakemono), realizzati tra il XV e il XX secolo e donati da Claudio Perino, e sei monumentali paraventi dipinti (byōbu-e) del Periodo Edo (1603–1868), parte della collezione di opere dell’Asia orientale costituita da Maria Francesca Di Milia (1949–2022) in concessione d’uso al MUSEC. Attraverso una sorprendente varietà di stili, tecniche e soggetti, le opere esposte al MUSEC illustrano l’evoluzione delle principali scuole della pittura giapponese nell’arco di cinque secoli.
La tradizione pittorica giapponese si differenzia da quella occidentale a partire dai supporti: la pittura era eseguita per lo più su carta o su seta, applicata a elementi di arredo mobili come rotoli da appendere alle pareti, paraventi, porte scorrevoli, ventagli e kimono. Tali supporti erano destinati a essere sostituiti non solo per l’usura, ma anche perché il loro soggetto doveva accordarsi alle circostanze della loro fruizione: alla stagione, alle ricorrenze e agli ospiti che avrebbero potuto vederli. I soggetti principali erano la natura, il paesaggio, la figura umana, ma anche scene del quotidiano, episodi tratti da opere letterarie e rievocazioni di imprese militari. Quella in esposizione è una pittura intessuta di poesia: l’educazione del pittore giapponese univa infatti pittura, poesia e calligrafia, “le tre perfezioni” considerate nella tradizione dell’Asia orientale come la più alta forma di espressione intellettuale e artistica. Al contempo, gli stili e le tecniche erano molteplici, legati alla scuola di pittura in cui l’artista si era formato: ogni scuola tramandava attraverso i secoli il proprio stile, spaziando dal realismo e dal naturalismo, ai monocromi a inchiostro di tradizione cinese, fino al minimalismo.

I due tipi di oggetti in mostra al MUSEC identificano caratteristiche e usi diversi.
I rotoli verticali dipinti (kakemono) venivano esposti nelle abitazioni private e nelle stanze da tè in uno spazio specifico, il tokonoma, una nicchia ricavata nella parete dedicata esclusivamente all’esposizione dell’opera d’arte. I rotoli, di varie dimensioni, erano composti da un dipinto o una calligrafia su carta o seta, montati su strisce di tessuto scelte in sintonia con il soggetto. Usati in ambito privato, i kakemono venivano sostituiti con frequenza per riflettere le circostanze esterne: a essere evocate erano ricorrenze come il Capodanno lunare o le micro-stagioni, simboleggiate da primizie, piante, animali, da soli o in interazione con personaggi storici o mitici, divinità Buddhiste e Shintoiste, saggi e poeti. Spesso erano raffigurate anche scene di vita quotidiana: dalle attività delle classi urbane, alle feste tradizionali, a scene di commercio e lavoro rurale; a predominare sono colori tenui e sfumature di inchiostro, dove il vuoto è ricavato dalla sagoma del pieno.
I paraventi erano, invece, complementi d’arredo utilizzati per suddividere temporaneamente gli ambienti delle abitazioni tradizionali. Le strutture, composte da più ante pieghevoli, erano decorate da immagini che scorrono senza interruzioni, con colori vivaci e un ampio uso della foglia d’oro sullo sfondo. Tra il XV e il XIX secolo, artisti della Scuola Kanō furono protagonisti di questo genere, lavorando per l’élite dei samurai e contribuendo alla costruzione di un’estetica del potere. I paraventi segnalavano infatti il rango e il gusto dei padroni di casa; tra i soggetti prediletti, scene di battaglie, episodi letterari, ed elementi naturali carichi di significato simbolico. Ad aprire l’esposizione è il paravento intitolato “Fagiano in inverno”: un fagiano ramato, specie indigena del Giappone, riposa su un ramo innevato, annunciando l’arrivo della primavera.
“Pittura e poesia. Uomini e dèi nell’arte giapponese dell’età moderna” è al MUSEC dal 19.02.2026 al 17.05.2026.
Maggiori informazioni: musec.ch