Sotto il segno del cambiamento

Il patrimonio artistico sotto gli occhi di tutti: dai più antichi reperti storici alle opere più moderne. Lugano raccontata da un architetto.
31 Agosto 2021
di Redazione Ticino Turismo

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Arte Urbana Lugano

Le visite guidate a Lugano organizzate da i2a istituto internazionale di architettura mettono in luce la ricchezza culturale e lo sviluppo urbano degli ultimi due secoli. Stili architettonici contemporanei e moderna street art parlano di una città vivace e in continua evoluzione. Da scoprire in compagnia di esperti.

Lugano: città dagli splendidi paesaggi, ma anche ponte tra culture e luogo di incontro – tra spazio alpino e atmosfera mediterranea, tra vita rurale e ambiente cittadino, tra tradizione e progresso. Varia nel carattere e nella fisionomia, dove il Rinascimento si fonde con il Movimento moderno e la urban art ottocentesca si giustappone all’odierna street art. Rinomati architetti ticinesi hanno contribuito a plasmare il volto di una città che oggi è famosa per la sua architettura contemporanea. Tra le strade di Lugano, animate da una vita che non si concede soste, spira il vento del cambiamento. Dal turismo alla finanza, nuove sfide esigono un continuo sviluppo. E lasciano il segno nell’arte e nell’architettura.  Per chi desidera scoprire Lugano da questa prospettiva, i2a istituto internazionale di architettura organizza visite guidate della città in compagnia di esperti. Tra questi c’è Guido De Sigis, architetto e docente presso il Centro scolastico per le industrie artistiche (CSIA).

La passione è la molla che spinge l’architetto Guido De Sigis, come tutti i suoi colleghi dell’istituto i2a, la cui direttrice, Ludovica Molo, è tra l’altro anche la presidente della Federazione Architetti Svizzeri, ad accompagnare i turisti in giro per la città. Per loro, svelare la ricchezza architettonica di Lugano è una missione. La visita ripercorre le tracce dello sviluppo della città negli ultimi due secoli, dal Romanticismo al Movimento moderno. Si toccano luoghi il cui profilo artistico e architettonico unico risultò rivoluzionario per l’epoca e progetti paesaggistici attuali ma non meno innovativi, come la riqualificazione della foce del Cassarate. Per vedere tutto, però, non basterebbero venti giorni.

Mettiamo che il visitatore abbia il tempo contato. Cosa consigliare?

Un posto solo? Il collegamento pedonale tra via Pretorio e via Pioda! Vi si trova, tra l’altro, un’installazione degli artisti Gysin e Vanetti, che di primo acchito passa inosservata. Consiste in una serie di cartelli di divieto stilizzati – semplici cerchi bianchi con una linea nera – collocati sul muro del Palazzo Pretorio, sede della Polizia cantonale e Palazzo di giustizia. Un progetto, a mio parere, molto ben riuscito.

Come zona non è il soggetto tipico delle cartoline di Lugano, no?

Effettivamente. Ma non è questo il punto. Sul piano architettonico, è un quartiere molto interessante, un ottimo esempio della peculiarità di Lugano. È qui che troviamo uno dei tre palazzi Riva del XVIII secolo; il palazzo Ransila di Mario Botta, del 1985, e il palazzo Macconi di Livio Vacchini, degli anni ’70, lungo via Pretorio e il cinema Corso, progettato dall’architetto ticinese Rino Tami negli anni ’50, in via Pioda. Infine il Palazzo di giustizia dell’architetto Bruno Bossi, che per il particolare uso del béton brut – il cemento a vista – si inscrive nella corrente del Brutalismo degli anni ’60.

Lugano è diversa dalle altre città, ma in che modo?

Abbiamo avuto la fortuna di assistere all’avvicendarsi di tendenze architettoniche sempre nuove, frutto del genio di grandi maestri che hanno lavorato nella nostra città: Mario Botta, Aurelio Galfetti, Livio Vacchini. Alla fine degli anni ’80, hanno creato uno stile locale che ha superato le tecniche edilizie del periodo precedente e il cui tratto distintivo è stata la combinazione di funzionalità ed elementi artistici. Si pensi alle finestre rotonde di Botta, o alla pratica di Livio Vacchini di basare i suoi progetti su figure geometriche astratte.

I murales di Lugano nascono in modo spontaneo?

No, qui da noi non abbiamo un Banksy. I murales che troviamo in molti punti della città sono stati eseguiti su commissione. A tal fine, la città ha reclutato in questi anni artisti che meritano attenzione. Le prime opere sono state realizzate nel 2010, alcune in occasione del LongLake Festival. Hanno spianato la strada a una nuova arte nello spazio pubblico, che ha dovuto innanzitutto guadagnarsi il favore della popolazione.
Tra i lavori più recenti ci sono esempi geniali. Come le creazioni dei Nevercrew, artisti ticinesi di fama internazionale che trattano soprattutto temi ambientali. Ma dove si possono ammirare altri murales? Sui muri di molti edifici, soprattutto tra il Lido e l’università. E nel tunnel pedonale di Besso, presso la stazione, che si arricchisce regolarmente di nuove installazioni e opere di street art. Una fonte di ispirazione per i giovani? Speriamo! In città sono ancora molte le superfici a disposizione dell’espressione artistica.

L’Architour dura dalle 2 ore e 30 minuti alle 3 ore, e si concentra sia sull’architettura contemporanea sia su capolavori classici. La visita ha inizio davanti al municipio e prosegue lungo la riva del lago fino a Parco Ciani, regno del Rinascimento.

Le visite riprendono dal 03.09 e sono prenotabili su Ticino turismo.

Articolo originale: www.ticino.ch/it/inspirations/stories/urbanart

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