17 April 2020

Antonio Prata - regista #DistantiMaVicini

In questo periodo in cui il mondo culturale ticinese ha dovuto “abbassare il sipario”, abbiamo chiesto a personaggi del mondo artistico-culturale di raccontarci come vivono questo momento e di darci qualche spunto per trascorrere il tempo ciascuno a casa propria.

Oggi è Antonio Prata, direttore del Film Festival Diritti Umani di Lugano, curatore di programmazione del cinema Otello e regista a parlarci.

Come stai vivendo questo momento particolare?

Sono un po’ preoccupato, non tanto per la paura del contagio, bensì per ciò che la paura stessa causa a livello collettivo. Il rischio è che ci comportiamo eseguendo le direttive senza porci troppe domande. È un momento in cui certe restrizioni vanno ad "infettare" princìpi fondamentali di libertà e di democrazia; dobbiamo interrogarci e capire, vegliare sulla loro sopravvivenza presente e futura.
Questo spirito di unione improvviso e imposto dalle circostanze, grossolano e a tratti da tifoseria da stadio, che si scaglia con aggressività su chi non rispetta le regole, mi pare più una coesione di convenienza, condizionata dal fatto che questa volta si tratta di qualcosa che potrebbe mettere a rischio in brevissimo tempo la propria vita.
Fossimo stati così coesi anche in passato - a difesa della vita e della salute di altri popoli oppure dell’ambiente e del nostro pianeta - in poco tempo avremmo risolto situazioni che invece, proprio a causa della nostra indifferenza, stanno volgendo ad un punto di non ritorno. Serve un cambiamento, ma non mi sembra che ne siamo consapevoli. Se prima riempivamo le nostre vite di impegni e frenesia per celare il disagio o al difficoltà nel riflettere sulle scelte interrogando la propria coscienza, oggi ce ne stiamo ognuno nelle proprie case, a curare i nostri giardini e le passioni che avevamo dimenticato. In fondo non si sta poi così male, pensiamo. Ho il timore che si tratti ancora una volta di una forma molto egoistica, che ribadisce la nostra distanza dall’altro dal diverso, attraverso una falsa idea di collettività.

Quale libro, film, brano musicale o attività consiglieresti a chi si trova a casa?

Coltivare il rapporto con i giovani, con i propri figli, con i bambini e con gli anziani. Hanno molto da dirci e credo anche da insegnarci. Abbiamo dedicato loro poco tempo negli ultimi decenni, ma sono convinto che se ci troviamo in questa situazione è anche perché abbiamo perso la capacità di ascoltarli e di stare con loro, di condividere momenti spesso delegati ad altri per mancanza di tempo, per incapacità o per semplice pigrizia. E poi c’è un canto intorno a noi, ci sono dei suoni e uno scenario che avevamo dimenticato. Anche nelle grandi città, durante queste settimane, lo spazio circostante ha lasciato più voce alla natura.

Cosa vorresti dire ai lettori?

Che il cinema e l’arte sono fondamentali. Sembra quasi non se ne possa parlare perché sono argomenti che non rappresentano l’urgenza, perché tutto il resto è prioritario - la riapertura dei cantieri, dei parrucchieri e degli estetisti, la ripresa dell’economia, il calcio... In una lista in cui viene evidenziata, in ordine cronologico, la ripresa delle varie attività, cinema, teatro e musica sono all’ultimo posto. Dovremmo smettere di considerarle soltanto un puro intrattenimento perché spesso, con largo anticipo, hanno saputo raccontare quello che siamo e che stiamo vivendo ora.

 

A cura di Manuela Masone