31 March 2020

Giovanni Soldati - scrittore #DistantiMaVicini

In questo periodo in cui il mondo culturale ticinese ha dovuto “abbassare il sipario”, abbiamo chiesto a personaggi del mondo artistico-culturale di raccontarci come vivono questo momento e di darci qualche spunto per trascorrere il tempo ciascuno a casa propria.

Oggi è lo scrittore Giovanni Soldati a parlarci.

Come stai vivendo questo momento particolare?

È un momento di riscoperta di care, vecchie, buone abitudini. Ho ripreso in mano la mia prima chitarra, quella del 1966, e ho provato a farci danzare sopra le mani. Impresa tutt’altro che facile, certo. Ma che piacere e che soddisfazione vedere che non si sono persi del tutto il desiderio e la memoria tattile!  Ciò che mi auguro di riuscire a fare, nei giorni a venire, è di riappropriarmi dei sogni chiusi in un cassetto con la solita scusa: “Domani, domani, oggi non ho tempo.”

Quale libro, film, brano musicale o attività consiglieresti a chi si trova a casa?

Consigliare un’attività non sapendo il contesto abitativo di chi legge è sempre un po’ azzardato. Io ho la fortuna di vivere vicino al bosco perciò non potrei che consigliare di uscire per respirare la primavera e lasciarsi accarezzare dall’aria frizzante sul viso. Anche una passeggiatina sul viale fuori la porta di casa non ci è forse mai apparsa così importante come in questi tempi in cui anche un “ciao, come stai?” gridato al vicino diventa un bene prezioso. In casa, la mia scorta di libri e dischi di vinile aiuta…

Cosa vorresti dire ai lettori?

Non sono uno psicologo, non sono un predicatore… Ciò che posso consigliare è però di imparare a guardarsi dentro e chiedersi quanto tempo e quante energie abbiamo sprecato per rincorrere cose che, oggi, non ci sembrano più così essenziali. Facciamoci magari una scaletta mentale, stabiliamo delle priorità che non siano quelle che ci hanno accompagnato fin qui. Magari riusciremo a trarre beneficio anche da una tragedia.

giovannisoldati.ch

Nota: questa intervista è stata realizzata qualche settimana fa, quando le direttive dettate dalla situazione sanitaria non erano ancora così restrittive.

A cura di Manuela Masone