27 May 2021

Progetto IntegraTI – Intervista a Feruz

Il Progetto IntegraTI presso la Clinica Luganese Moncucco ha preso avvio nel 2016, coordinato da Silvia Bello Molteni (insegnante di scuola elementare di formazione, educatrice, scrittrice). L’idea è scaturita dalla frase di Papa Francesco “costruiamo ponti e non muri”, da lui pronunciata durante l’emergenza migranti nel Mediterraneo. Il ponte che è stato costruito dalla clinica è quello verso il lavoro: il progetto propone infatti un percorso di inserimento scolastico e professionale per sei giovani richiedenti l’asilo ogni anno, nei vari settori della clinica, per il conseguimento di un diploma che permetterà loro di integrarsi nel mondo del lavoro in Svizzera. Abbiamo intervistato alcuni di questi ragazzi per conoscere le loro storie e i loro desideri per il futuro. Oggi conosciamo Feruz (21 anni).

 

 Qual è il tuo paese d’origine?

 Il mio paese origine è l’Eritrea.

Perché sei dovuta scappare?

Sono dovuta scappare perché nel mio paese c’è un grande problema di governo. Non avevo libertà: non potevo decidere che lavoro volevo fare o quello che volevo studiare. Quando si finisce la scuola dell’obbligo bisogna andare a Sawa per continuare la scuola e fare il servizio militare. Si può studiare solo se si ottengono risultati molto alti. Io non sono andata a Sawa perché sono scappata prima; nella mia famiglia quattro dei miei fratelli (due fratelli e due sorelle) sono andati a Sawa. Uno solo ha ottenuto dei buoni risultati e ha continuato la scuola per cinque anni per laurearsi in ingegneria. Nonostante avesse preso la laurea non è riuscito a trovare un posto di lavoro e quindi anche lui è scappato. Io sono scappata perché ero preoccupata per il mio futuro.

Come è stato il tuo primo approccio con la Svizzera?

Il mio primo approccio con la Svizzera è stato positivo perché appena sono arrivata mi hanno portata all’ospedale perché ero ferita. Avevo avuto un incidente in Libia: una bombola di gas era scoppiata nel centro dove vivevo. Avevo bruciature su buona parte del corpo. Quando sono arrivata con il gommone in Italia mi hanno subito curata in un ospedale di Palermo, poi sono venuta in Svizzera perché volevo chiedere asilo politico ma avevo ancora tante bruciature da curare. Dopo un anno hanno mi dato il permesso F di ammissione provvisoria.

Come è cambiata la tua vita quando sei entrata a far parte del progetto IntegraTI?

Ero molto contenta perché potevo finalmente fare il lavoro che volevo e intanto andavo a scuola per migliorare l’italiano prima dell’apprendistato.

Che lavoro stai svolgendo attualmente?

Sto facendo un apprendistato come addetta di pasticceria.

Quali sono i tuoi piani e le tue speranze per il futuro?

Il mio piano per il futuro, quando avrò il diploma, è quello di aprire a Lugano una famosa pasticceria tutta mia dove farò dolci ticinesi ma anche specialità eritree.

Ti senti integrata?

Non frequento persone ticinesi a parte la mia vicina di casa e i colleghi di lavoro. Sul lavoro e a scuola mi sento ben integrata.

Cosa pensi si potrebbe fare per favorire l’integrazione?

Non lo so.

Cosa vorresti che la gente sapesse del tuo paese?

Vorrei che la gente conoscesse la nostra bella cultura e la nostra religione: io sono cristiana ortodossa.

Se la situazione nel tuo paese diventasse sicura, ci torneresti?

Sì, certo.

Qualche domanda per conoscerti meglio:
Cosa ti piace di più del Ticino?

Mi piace la lingua perché nel tigrigno (la mia lingua madre) ci sono tante parole italiane. Mi piacciono anche le persone perché sono cordiali e simpatiche.

E di Lugano?

Mi piace il lago di Lugano.

Piatto preferito ticinese?

Il mio piatto ticinese preferito è la torta di pane, che ho anche imparato a fare.

 

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A cura di Maddalena Moccetti