21 April 2020

Tiziano Luccarelli racconta la sua esperienza all'hackathon #VersusVirus

Dal 3 al 5 aprile scorso in Svizzera si è tenuto l'hackathon #VersusVirus con l’obiettivo di sviluppare nuove idee e soluzioni per affrontare le sfide attuali e future che il Covid-19 ci ha presentato. Durante la maratona online di 48 ore, 4’500 partecipanti con competenze diverse, supportati da 500 mentor, hanno formato 611 squadre e hanno collaborato per trovare soluzioni alle 192 sfide selezionate all’interno di 14 aree tematiche.

Tiziano Luccarelli, co-fondatore di Impact Hub Ticino, ci ha parlato di quest’esperienza straordinaria.

Raccontaci il “dietro le quinte”, come è nata questa iniziativa?

L’evento è stato concepito molto rapidamente, tutto è cominciato con una telefonata alle 23:30, del fondatore di Impact Hub Svizzera, che proponeva di creare un hackathon online per mettere insieme tutte le entità e le autorità in Svizzera e lavorare per contrastare le sfide che il Coronavirus sta ponendo in essere nel presente e nel futuro. La mattina successiva abbiamo avviato l’attività con un team di 10 persone, formato da membri di Impact Hub e di altre organizzazioni. Il fatto di aver lavorato fin dal principio in maniera inclusiva, ci ha portato giorno dopo giorno ad aver nuove persone che volessero collaborare, fino ad arrivare a circa 60 membri per la gestione organizzativa. Ci siamo suddivisi in team per competenze: c’era chi si occupava del programma, chi del fundrising, chi delle sfide, chi degli aspetti tecnologici… Tutte le persone implicate nell’organizzazione lo hanno fatto a titolo volontario.

Personalmente ero responsabile del team outreach. Il nostro compito era far sì che ci fossero iscritti, mentor e che le autorità oppure le aziende proponessero delle sfide da affrontare. Siamo riusciti a raggiungere le 4’500 iscrizioni e a coinvolgere 500 mentor. Un gruppo di lavoro ha trasformato le più di 500 sfide giunte, in 192 effettive, da sottoporre ai diversi team. Alcune provenivano direttamente dalla Confederazione, altre da autorità pubbliche in tutta la Svizzera. In Ticino c’è stata la collaborazione di molte entità sul territorio, compresa la Città di Lugano che, attraverso il progetto Lugano Living Lab, ha proposto due sfide.

Durante le 48 ore, quando si è cominciato ad agire in maniera strutturata e si sono costruiti i team che sono stati sottoposti alle sfide, abbiamo colto la grande potenzialità di questa collaborazione.

Da quale ambito provieni? Hai mai partecipato a un hackathon prima?

Sto lavorando, insieme ad altre persone, all’apertura di un Impact Hub in Ticino. Il mio background è legato all’economia circolare e al supporto di imprenditori ed aziende nell’attraversare questa trasformazione delle loro attività produttive. In relazione agli hackathon, ero nel team di organizzazione del Climathon 2019 e stiamo organizzando, insieme alla SUPSI, al Dipartimento del territorio e ad altri partner, l’edizione 2020. Non avevo però mai partecipato a un hackathon online. Ciò comporta l’aggiunta di un livello digitale non solo nella comunicazione ma anche rispetto all’operatività. Affrontare le dinamiche sociali normalmente implicate in un hackathon, nell’ambiente virtuale, è stato molto interessante.

In quale gruppo hai lavorato?

In quanto membro dell’organizzazione, il mio ruolo prima dell’evento era duplice: ero nel gruppo di coordinamento generale e anche direttamente responsabile del gruppo outreach.
Durante l’hackathon invece mi sono occupato, con altri, dell’Helpdesk, facendo in modo di aiutare le persone che riscontravano problemi o avevano bisogno di chiarimenti sulle modalità di partecipazione. Da un sondaggio è emerso che oltre il 75% dei partecipanti erano al loro primo hackathon.

Cosa ti ha dato quest'esperienza?

Le emozioni che mi porto dietro dopo quest’esperienza sono prima di tutto il senso di unità. Sono entrato in contatto con persone con cui non avevo mai lavorato e, nonostante le fantomatiche distanze, lo strumento digitale ci ha riunito, è stato inclusivo. Da diversi luoghi della Svizzera lavoravano insieme come se stessero nella stessa stanza e quindi la posizione geografica non contava, contavano il contributo, la competenza, la volontà di perseguire lo stesso obiettivo. Questo mi è piaciuto molto.
Molto positiva è stata inoltre la capacità del gruppo organizzativo di autoregolarsi. Abbiamo lavorato a velocità elevata, senza frizioni, cercando di fare il bene di tutti in ogni momento.
Abbiamo sperimentato che un proposito comune, condiviso, spinge le persone a lavorare a un livello strabiliante e molto bello.

E ora?

#VersusVirus continua. L’intenzione degli organizzatori è stata fin dall’inizio quella di dare un seguito. Il fundraising è servito a coprire i costi ma buona parte (quasi il 60%) viene utilizzato per il supporto successivo alle idee. Abbiamo aperto alla possibilità di richiedere un supporto economico di CHF 20'000 a tutti i team che hanno partecipato. Stiamo lavorando per far sì che tutte le migliori opportunità e soluzioni vengano veramente implementate. La Confederazione è già interessata a 4 delle idee proposte, mentre altre realtà vorrebbero implementare alcuni dei progetti. Alcune fondazioni e banche si sono offerte di costituire un nuovo budget ad hoc per un ulteriore sviluppo. Collaboriamo inoltre con molti partner, anche in Ticino, che si erano resi disponibili a seguire l’evoluzione di questa iniziativa. Il team “VersusVirus – fase 2”, più ridotto, è già attivo. Insomma, il nostro compito ora è quello di dare un seguito all’hackathon e favorire la materializzazione delle soluzioni.

www.versusvirus.ch

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A cura di Manuela Masone