I deserti di immaginazione esplorati da Simone Pellegrini

Dal 20 luglio al 26 novembre il MUSEC ospita “Una geografia anarchica”, prima esposizione personale in Svizzera di Simone Pellegrini, artista visivo italiano che attraverso sorprendenti cartografie dell’immaginario ricerca un linguaggio che si avventura al di là dei significati.
20 Luglio 2023
di Silvia Onorato
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Simone Pellegrini, "Setsa farsía", 2022 ©Simone Pellegrini
Simone Pellegrini, “Setsa farsía”, 2022 ©Simone Pellegrini

Simone Pellegrini (1972, Ancona) vive e lavora a Bologna, dove insegna pittura all’Accademia di Belle Arti e ha sede la sua particolarissima casa-atelier. Sin dagli inizi della sua carriera ottiene riconoscimenti ed espone in mostre collettive e personali in Italia, in Europa e negli Stati Uniti. “Una geografia anarchica” è il risultato di un lavoro con il MUSEC iniziato 3 anni fa curato da Francesco Paolo Campione e Nora Segreto, ed è il terzo capitolo del progetto Global Aesthetics del MUSEC, dedicato all’esplorazione del rapporto tra l’arte contemporanea e il contesto ideologico e culturale in cui essa si muove.
L’esposizione si compone di 12 opere di grandi dimensioni collocate nello Spazio Maraini al piano interrato del museo, un allestimento che evoca la dimensione notturna e onirica prediletta da Pellegrini. In “Una geografia anarchica” il gesto e il processo creativo sono animati dalla ricerca di assoluta libertà, espressa da un linguaggio puro che assuma caratteristiche universali e che suggerisca qualcosa che sta alle origini della psiche umana. La ricerca di libertà si manifesta nell’opera di Pellegrini a partire dalla sua tecnica compositiva: il processo nasce durante la lettura di libri filosofici, mistici, scientifici, poetici, a margine dei quali vengono disegnate le prime suggestioni e idee. Tali figure vengono poi riportate su piccoli fogli con carboncino e pigmenti sbriciolati – i colori, pochi e “trovati”, sono il rosso, il nero, l’ocra. Tali fogli fungono da matrici, che Pellegrini imbeve d’olio e trasferisce meccanicamente su fogli di carta di grandi dimensioni da lui stesso prodotti: pezzi di carta da spolvero strappati e incollati insieme, che formano una nuova e sempre irripetibile base di lavoro. Dopo aver lasciato la loro traccia sulla carta – dopo aver dato vita all’opera – le matrici vengono sacrificate e abbandonate ai piedi dell’opera; questo procedimento, ripetuto con ogni figura, permette all’artista di non toccare mai direttamente l’opera stessa.

Simone Pellegrini, "Traviso in fase", 2021 ©Simone Pellegrini
Simone Pellegrini, “Traviso in fase”, 2021 ©Simone Pellegrini


La ricerca di libertà di Pellegrini si manifesta anche nel gesto totalmente libero, che delinea forme dall’aspetto familiare – porzioni di corpi, di piante, corsivi ricamati – e che al contempo sfuggono all’identificazione; figure in trasformazione che rimangono ambigue, non compiute. Accostati gli uni agli altri, i segni impressi sui grandi fogli formano cartografie visionarie e atemporali che evocano iconografie mistiche, paesaggi arcaici, cosmogonie, codici alchemici, scie di organismi cellulari, forme di vita fitomorfe, segmenti di creature antropomorfe si frammentano o si fondono trasformandosi in una nuova vita. I titoli stessi delle opere sono parole ingarbugliate, neologismi; una scrittura creativa che è a sua volta emanazione della ricerca di libertà.
Simone Pellegrini così si avventura oltre i limiti del linguaggio e del suo universo di significati. Le sue opere non intendono fare comunicazione o informazione; raffigurano cose di cui l’artista non sa ancora, deserti di immaginazione raggiunti divorziando da quanto si sa già, dal bagaglio di conoscenze, esperienze, intuizioni personali. L’invito di Pellegrini per chi osserva è di non cercare di leggere l’opera con i filtri di quanto già conosciamo, bensì di espandere la nostra percezione, accettando di avere a che fare con il “non saputo” e con il “non sapere ancora”.

“Simone Pellegrini. Una geografia anarchica” è in mostra dal 20.07 al 26.11 al MUSEC.
Maggiori informazioni: musec.ch

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