Intervista a Yari Copt, artista

Oggi conosceremo Yari Copt, giovane artista dalle mille risorse. Volto conosciuto e rispettato dai giovani luganesi, è un viaggiatore a tutti gli effetti: sia mentalmente che fisicamente. Un vero e proprio artista alla continua ricerca di nuovi stimoli per sé stesso e anche per gli altri. Cosa fa Yari nella vita? Andiamo a scoprirlo insieme!
12 Ottobre 2021
di Vittoria Venturini
Yari Copt

Ciao Yari. Innanzitutto, ti ringraziamo per esserti reso disponibile oggi per rispondere ad alcune domande conoscitive. Partiamo da una a sfondo generale: chi è Yari?
Domanda abbastanza difficile… io mi descrivo sempre come un creativo, iperattivo e produttivo. Faccio tutto ciò che mi passa per la testa, piace e appassiona. Lo faccio per piacere e hobby e spesso diventa anche un lavoro, quindi ho tanti piccoli grandi lavori e passioni che creano un po’ la mia vita.

Da grande appassionato di skateboard, hai deciso qualche anno fa di aprire anche il negozio The Joker Shop, che si può ritenere, guardandoci indietro, il trampolino di lancio della tua sfaccettata carriera. Come descriveresti te stesso in quegli anni?
Ero sicuramente incosciente, ma in modo positivo: a 19 anni, due settimane dopo aver finito gli esami, ho aperto un negozio, senza esperienza nel campo, perché amavo lo skateboard e ho avuto l’occasione di fare ciò. I primi anni era punk, anche a livello di burocrazia zero, però sono riuscito ad imparare mentre lavoravo, a crescere e a mantenere un negozio di nicchia per 15 anni.

Come ben sappiamo, però, la tua passione va oltre: circa 15 anni fa sei entrato a far parte della band rock Those Furious Flames. Da dove nasce questa passione? Canti ancora?
Tutta l’arte è parte della mia vita: in alcune cose sono più bravo e in altre meno ma mi piace fare tutto. La musica è una grande passione. La stessa che mi ha portato ad avere band punk rock sin da teenager – Protoval -, per poi entrare in Those Furious Flames, facendo 15 anni di rock, girando California e Europa pur non essendo professionisti. Ora siamo in una pausa letargica perché ho voglia di fare nuova musica: questo fatto mi ha spinto a creare un super gruppo, chiamato Golden Vultures, e sto scrivendo musica con un gruppo di ragazzi giovani e talentuosi presi da altre band. Il genere è soul, blues e rock: quello che mi piace fare! È un piccolo progetto che partirà quest’anno, e più precisamente a settembre verranno registrati i primi due pezzi. Una band senza troppe pretese ma con belle ambizioni.

Dalla musica, poi, sei passato al cinema e alla radio. Vuoi parlarci di questi due ambiti? Cosa ti è rimasto di ciascuno di essi?
La musica mi ha portato, in generale, ad arrivare alla radio ricoprendo il ruolo di speaker radiofonico. Ciò avvenne un po’ per la mia passione e conoscenza musicale, vasta e tale per cui possa proporre brani adatti ad un target ampio. Ho avuto la fortuna di conoscere sette anni fa Matteo Pelli, che mi ha fatto lavorare in Radio3i, prima di tornare nuovamente a ReteTre per un programma che mi piace tantissimo, Radar: faccio quello che faccio tendenzialmente in un viaggio in auto con gli amici, facendogli notare le band che passano in radio. È un programma molto apprezzato perché faccio una selezione ogni settimana, dopo una ricerca tra tutti gli artisti emergenti che ci sono ad oggi per poi far scoprire tanta bella musica. La radio, quindi, è parte importante della mia vita anche lavorativa ad oggi.
Per quanto riguarda il cinema, si tratta di piccole esperienze saltuarie: amici registi, che mi hanno chiamato per fare una parte. Però non sono un attore, come in tutta l’arte mi arrangio e anche in questo caso sono finito a fare bellissime esperienze come con Niccolò Castelli con Tutti Giù o con M. Soudani con Oro Verde. È stata un’esperienza extra che ho avuto la fortuna di poter provare!

Sei partito con l’abbigliamento e, come ultimo progetto, sei tornato nello stesso ambito: la moda. Abbiamo notato la nascita di Old Captain Co, il tuo brand di camicie sostenibili e Made in Ticino. Da dove deriva questa voglia di creare un marchio focalizzato sulla produzione di un’unica area merceologica?
Durante gli anni dello Skate Shop ho creato, insieme ai miei amici, una marca: facevamo tavole, ruote, t-shirt streetwear. Da lì, ho notato che avere un brand è stata una delle mie cose preferite fatte fino ad ora perché essendo così creativo e produttivo, il marchio è ciò che maggiormente richiede un lavoro di creazione a 360 gradi. D’altro canto, sono sempre stato un po’ in nicchie alternative, che parte dal mio amore per la subcultura. In questo caso, però, non essendo più giovanissimovolevo avere un business che potesse crescere e avere ambizioni aggiuntive. Ho notato che la camicia è molto utilizzata: se prima uno skateboard non potevo venderlo ad un mio parente più adulto, al contrario, una camicia può andare a qualsiasi tipo di amico, sostenitore e persone che hanno voglia di appoggiare i miei progetti. In più, fa riferimento a un target molto ampio. Ciò nonostante, in questa ampiezza, ho notato una nicchia perché tutte le camicie che vedevo indosso alla gente erano o pezzi di altissima qualità, ma di brand sconosciuti, oppure brand più divertenti ma con l’utilizzo di tecniche di lavorazione e tessuti di bassa qualità. Per questo, ho pensato di aprire un gap di mercato dove potessi fare un brand di altissima qualità, ma a cui puoi affezionarti. La prima idea è stata quella di produrre localmente, soprattutto per avere il controllo della qualità e dopodiché si sono aggiunti i valori della scelta, quali lo Swiss Made, il chilometro zero, i tessuti prodotti vicino a Lugano e con pattern disegnati da noi. Segue, la sostenibilità dei materiali che, man mano, raggiunge una percentuale maggiore.

Qualche domanda per conoscerti meglio
Descriviti con 3 parole:
Intraprendente, intelligente e simpatico.

Il tuo più grande difetto?
Non saper dire di no.

La tua occupazione preferita?
In realtà non ce n’è una in particolare: tutto quello che faccio mi piace. Old Captain e la radio sono quelli che mi sostengono per vivere, quindi sono i due più importanti, però poi anche la musica mi aiuta.

Se ti fosse data l’opportunità di partire per un luogo in cui dovresti crearti, oltre ad una nuova vita, una nuova attività, dove andresti e cosa faresti?
Due possibilità: quella più ambiziosa sarebbe di andare in Giappone dove creerei qualcosa che ancora non c’è. L’obiettivo sarebbe quello di trovare ciò che manca. A livello, invece, più smart, andrei in una città o paese più piccolo, dove è più facile trovare ciò che manca, e lo farei bene. Qualcosa come un ristorante in un paesino della Svizzera Italiana, magari un barbecue coreano con 20/30 posti a sedere.

Una battuta finale per i nostri visitatori online?
Lugano è bellissima, dovete solo trovare le nicchie magiche che ci sono in questa città. Se pensate che Lugano sia troppo piccola per voi oppure che c’è troppo poco, mandatemi un messaggio e vi indicherò la via!

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