“La poesia è il mondo stesso” – Intervista a Marko Miladinovic, poeta e presentatore di Ticino Poetry Slam

Marko Miladinovic, poeta, organizza dal 2014 il Ticino Poetry Slam, una competizione giocosa in cui i partecipanti recitano i loro versi originali. A decretare il vincitore, una giuria sorteggiata tra il pubblico. Un incontro per riportare la poesia tra le persone, riproponendone la sua natura collettiva.
8 Febbraio 2022
di Silvia Onorato
Salva nei preferiti
Salvato

Condividi:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
© Roberto Gianocca, Mendrisio 2018
Foto: Roberto Gianocca, Mendrisio 2018

Marko Miladinovic è poeta, artista e performer, la sua produzione va dalle letture dal vivo alla poesia sonora e videopoesia. Nel 2019 riceve la Borsa Letteraria ProHelvetia, nel 2020 il Premio Poestate, e una borsa di scrittura dal Lascito ProCultura Svizzero / ErbProzent Kultur. Nel 2014 Marko Miladinovic porta in Ticino il Poetry Slam, un movimento nato negli anni ’80 a Chicago per iniziativa del poeta Marc Kelly Smith: competizioni di poesia moderna che vogliono per avvicinare il pubblico a una forma espressiva a volte considerata difficile e per pochi. Le competizioni hanno una struttura ben definita: i poeti hanno a disposizione alcuni minuti per recitare i loro versi originali, che vengono valutati da una giuria composta da cinque persone estratte a sorte tra il pubblico. Nel corso degli anni il Poetry Slam si è diffuso in tutto il mondo, si sono formati collettivi e stabilite competizioni internazionali annuali. Sin dalla sua prima edizione, Ticino Poetry Slam è presentato da Marko Miladinovic, con interventi musicali di Flavio Calaon.

Cosa vuol dire essere un poeta?
Essere poeta vuol dire essere niente, non volere diventare niente, fare un bel niente e andare fino in fondo. Poeta, alla lettera, creatore (dal greco ποίησις, poìesis, creazione dal nulla, creazione radicale). È la vita che è contenuta nella poesia, non il contrario. Poeta; è il palombaro dell’oblio, segue le tracce e mette insieme piccoli indizi come un detective (non vuole qualcosa tipo un movente, vuole solo spostare un po’ più in là quel niente).

Secondo te, la poesia si trova nel mondo, o si crea attraverso il mondo?
La poesia è il mondo stesso. E noi mettiamo insieme i nostri oggetti. Come scriveva il poeta ticinese Franco Beltrametti “Abitare dove tutto è stato preso”. La poesia qualche volta cade anche dal cielo. “è nel mondo e fuori dal mondo, contenuta e ignota, separa e avvicina alla grande somiglianza” (“Avvertenza”, dell’autore). Mondo, che letto alla rovescia è opuow; o “la leggera”, come lo chiama Nietzsche attraverso Zarathustra (“Chi agli uomini insegnerà di volare avrà con ciò infranto tutte le pietre miliari; voleranno, esse, tutte per aria ed egli ribattezzerà la terra con questo nome: «la leggera»”, da “Così parlò Zarathustra”, parte terza, “Dello spirito della gravità”, n.d.r.). Per inciso, “la leggera” è anche chiamata la malavita milanese (“Noi della leggera…” dicono al funerale del compagno ladro ne “La proprietà non è più un furto“, film di Elio Petri).

La poesia entra in altre forme d’arte, oppure è la forma d’arte che sottende a tutte le altre? È la forma d’arte che sottende tutte le altre. È una questione che si pone da tempo: Platone nel Simposio si domandava perché i pittori, gli scultori, tutti gli artisti non venissero più correttamente chiamati “poeti” (“Poesia, come sai, è un qualcosa di complesso; infatti la causa per cui un qualcosa va dal non essere all’essere è sempre poesia (creazione), tanto che anche le realizzazioni che provengono da tutte le arti sono esse stesse poesia (creazioni) e i loro artefici sono tutti poeti (creatori). Tuttavia tu sai che non vengono chiamati poeti, ma hanno altri nomi” dal Simposio, 205, n.d.r.). In questo momento sono in giardino, c’è una lapide in marmo bianco, delle foglie; palme, ragnatele, una brezza e tutto è pieno di creazione.

Cos’è il kit di sopravvivenza etico-estetico?
È ciò che per me c’è di più essenziale per ogni poeta. Ma ora è già fuori produzione (sic!). Un astuccino di cuoio contenente il pettine e la penna, che sono poi l’etica e l’estetica, l’atteggiamento e l’apparenza. Il contenuto come una formalità.

Ticino Poetry Slam nel 2017. Foto: Omar Cartulano
Ticino Poetry Slam nel 2017. Foto: Omar Cartulano

 

Il formato del Poetry Slam dà alla poesia una dimensione pubblica e recitata, in contrasto con l’impostazione scolastica (le poesie si leggono e si imparano a memoria), ma anche con la fruizione solitaria di chi legge poesia come si legge un libro. Qual è l’intenzione di Poetry Slam?
Formare una comunità spontanea intorno alla poesia, incontrarsi in un luogo di libertà e leggerezze dove possono capitare momenti altissimi. C’è un aspetto giocoso, comico e poi c’è quel che non si può dire se non di fronte a tutti, e che ci riguarda.

Il Poetry Slam è una gara, e ogni gara ha un vincitore. Come si gareggia tra poesie?
Chi partecipa sa che non si tratta di una competizione in senso stretto. La struttura: ci sono due turni, ogni poeta ha a disposizione circa 3 minuti di tempo per ogni turno, per dire o fare quel che ritiene. I 5 giurati sorteggiati a sorte tra il pubblico danno un voto dopo l’esecuzione della poesia. Fino a che il pubblico eleggerà un vincitore. D’altra parte, c’è una battuta: si dà un vincitore se tutti, di base, sono di già perdenti.

Ticino Poetry Slam ha un lessico particolare: tu sei il “condottiero”, Flavio Calaon è lo “stacchiere musicale originale”. Qual è il significato di queste cariche?
Sì quello e questo, pure presentatore, conduttore condottiero o Mcees. Faccio le presentazioni e sono il collante tra i poeti, mentre lo “stacchiere musicale originale” Flavio Calaon improvvisa stacchetti musicali seguendo il sentimento del pubblico. L’intenzione è di fare un avanspettacolo, come indicato nel sottotitolo di ogni incontro: “avanspettacolo di poesia orale prestante (POP) con vincitore”, dove prestante allude alla prestazione, alla performance, di un tipo di poesia che richiede la voce e il corpo, o solo il corpo nel caso delle poesie mute; o solo la voce in un altro caso.

Il Poetry Slam è un invito a liberare l’animo poetico in ciascuno di noi?
Certamente! Come dice l’amico e poeta Sergio Garau, “Per rompere il lago ghiacciato che è dentro di noi!”. Quando si ascolta, si vede una poesia, sia un film o una mostra ecc, se è molto bella avvertiamo subito in noi il desiderio di creare a nostra volta: è un fatto magico, legato al nostro stesso respiro – l’artista sarda Maria Lai diceva “l’arte è il respiro stesso”.

Per ascoltare le poesie di Marko Miladinovic, recentemente su ReteDue: rsi.ch 

Marko Miladinovic presenterà Ticino Poetry Slam il 18.02 allo Studio Foce.
Maggiori informazioni su foce.ch

 

Lascia un commento

Articoli più letti

2 Dicembre 2021
di Silvia Onorato