Intervista a Gabriela Maria Müller, artista

Gabriela Maria Müller, classe 1963, vive e lavora a Pura, in Ticino. È un’artista attiva a livello nazionale e internazionale che, dal 2006, è stata membro di Visarte, Associazione Svizzera delle Arti Visive. Nel 2019 conseguì un risultato importante e memorabile, aggiudicandosi il Premio Artisti Bally, istituito dalla Fondazione Bally.
21 Settembre 2021
di Vittoria Venturini

Gabriela da più di 20 anni si occupa di analizzare la bellezza e forza della natura: ciascun elemento che ne fa parte, contiene un’armonia e porta con sé la purezza insita nella sua essenza. La forza della natura? Il suo potere rigenerativo!

Buongiorno Gabriela, la ringrazio per la disponibilità. Ci racconta la sua storia?
Sono nata nel 1963 in una famiglia contadina a Teufen, un piccolo paese nel Canton Appenzello. Fin da piccola ho sempre avuto un legame molto forte con la natura. Conclusa la scuola di commercio ho lavorato per alcuni anni in una libreria specializzata in botanica e in scienze naturali. Contemporaneamente, ho frequentato dei corsi alla Scuola di Arti Applicate a San Gallo. Nello spesso periodo ho potuto instaurare dei contatti fruttuosi con un gruppo di artisti della SPSAS (l’attuale Visarte) grazie ai quali ho potuto ampliare le mie competenze in campo artistico. Nel 1985 ho perso mia madre a causa di una grave malattia e nello stesso periodo mio padre, anche lui per motivi di salute, ha dovuto abbandonare la sua fattoria e vendere i suoi animali. Ho allora deciso di studiare ergoterapia, consapevole del fatto che sia l’essere attivi sia l’attività creativa abbiano un effetto positivo sul processo di guarigione delle persone e che possano attivare e rinforzare le loro risorse. La formazione di ergoterapia, dal 1986 fino al 1989, mi ha permesso di approfondire ulteriormente le conoscenze delle differenti tecniche artistiche e dell’artigianato. Per un paio di anni poi ho lavorato in pediatria con bambini con disabilità, sempre continuando la mia ricerca artistica personale nel mio allora piccolo angolino d’atelier a casa mia. Il trasferimento in Ticino – a Pura, dove tuttora vivo – nel 1989 ha coinciso con l’avvio della mia attività artistica indipendente.
A partire dal 2002 la mia ricerca artistica si è sempre più approfondita incorporando elementi ricavati dalla Natura nelle mie opere: frammenti di origine minerale e vegetale, utilizzando tutta una serie di tecniche, anche di antica tradizione, quali la scultura in legno, la doratura a foglia d’oro, la fusione in cera, il frottage, l’estrazione di pigmenti dalle piante e la tempera all’uovo o legate a una moderna fruizione (installazione in situ, performance, video).
Dal 1994 ho esposto i miei lavori in varie mostre personali e collettive in Svizzera e all’estero, e dal 2006 sono membro di Visarte. Nel 2012 ho ricevuto il Premio Soroptimist. Sono la vincitrice del premio “Bally Artista dell’Anno 2019”, indetto dalla Fondazione Bally per la Cultura e assegnato in collaborazione con il Museo d’Arte della Svizzera Italiana MASI. Le mie opere fanno parte di collezioni pubbliche, tra cui quella del Cantone Ticino, oltre che di raccolte private.

Da dove nasce la sua passione per l’arte?
Penso di avere sempre sentito l’esigenza interiore di poter esprimere ciò che sento, a dare forma ai miei pensieri e alle mie visioni. Nella mia infanzia non ho mai avuto l’occasione di viaggiare, né ho potuto accompagnare i miei genitori a un museo, un teatro o a un concerto. Ma ho vissuto un’infanzia serena, in semplicità, con una grande libertà in tutti i sensi e un forte legame con la natura. Nell’adolescenza, per i miei genitori era importante che imparassi una professione che mi offrisse sicurezza finanziaria. Io stessa adoravo andare a scuola e mi sarebbe piaciuto andare al liceo. Contrariamente ai miei fratelli maggiori, mi è stato permesso di frequentare la scuola commerciale. A 17 anni sono entrata in contatto per la prima volta, tramite un mio amico, con un artista: suo nonno Otto Bruderer di Waldstatt nell’Appenzello, un incontro con lui nel suo atelier che mi ha impressionato e mi ha affascinato. Spesso lo visitavo e lui mi ha pure regalato del materiale per disegnare. Tramite quell’amico e la sua famiglia mi si è aperto un nuovo mondo, quello del contatto con l’arte visiva e musicale: ho cominciato a visitare musei ed esposizioni varie, ed assistere a concerti di musica classica. Anche oggi adoro la letteratura e anche la musica, e talvolta un concerto di musica classica mi accompagna nel mio studio. Di solito però preferisco il silenzio.
Non avendo seguito una formazione accademica da artista, mi considero autodidatta. Da sempre mi è piaciuto sperimentare. Ho acquisito la conoscenza dei materiali attraverso libri specifici e innumerevoli esperienze, tramite osservazioni lunghe ed attente, prove ed errori. Come nella mia infanzia, vivo la creazione con una grande libertà interiore che mi permette poter dare spazio alle mie visioni e realizzarle, senza influenze esterne.

Le sue origini di Teufen, Appenzello, hanno in qualche modo influito nella sua vita?
Senz’altro. Sono cresciuta nella periferia di un piccolo paese, sulle colline appenzellesi, in mezzo alla natura. Mia madre aveva molta sensibilità per le piante e possedeva un grande orto, nel quale coltivava praticamente tutta la verdura e le bacche che mangiavamo. Ricordo sempre nitidamente e con gratitudine l’infanzia trascorsa immersa in quei prati, giocando con i miei quattro fratelli e sorelle. Durante l’estate fin da piccoli aiutavamo a raccogliere il fieno; più avanti durante l’anno raccoglievamo la frutta degli alberi ed aiutavamo a portare le pecore da un prato all’altro. D’estate, di domenica, andavamo a trovare i bovini nelle vicine montagne. Solo d’inverno, per noi bambini, tutto riposava sotto un’enorme coperta bianca e silenziosa di neve, ed allora, a casa, mia madre accendeva il fuoco nella stufa e le nostre mele cotte là dentro erano squisite… Mi ricordo le camminate insieme tornando a casa e la grande soddisfazione quando, prima che iniziasse un temporale, si riusciva a portare sotto tetto il fieno. Sono state queste esperienze che hanno creato un forte legame tra di noi e con la natura. A casa mi è sempre piaciuto armeggiare e disegnare in un angolo tranquillo. Ho creato piccoli oggetti con materiali “senza valore” e frammenti trovati nella natura. Mia madre in gioventù lavorava in una fabbrica dove ricamava tessuti. Le sarebbe piaciuto fare la sarta. Quando cuciva vestiti per noi a casa, ricevevo da lei piccoli ritagli di tessuto, che poi incorporavo nelle mie creazioni. Di sera, mia madre ricamava della stoffa per una fabbrica tessile nel nostro paese. Oggi, nel mio lavoro artistico, ricamo frammenti di natura su un voile fine, ricordandomi e facendo riferimento al lavoro femminile tradizionale di un tempo. Era un lavoro che richiedeva tempo, costanza e cautela al fine di far nascere un’opera unica e preziosa: un lavoro semplice e umile che spesso si svolgeva in silenzio e in solitudine.
Mio padre aveva una grande sensibilità e conoscenza della natura sotto tutti gli aspetti. Amava gli alberi e li curava con molto amore, sia quelli della nostra foresta sia gli alberi del suo frutteto. Penso che questa mia infanzia serena in mezzo alla natura e tutte queste esperienze fisiche e dirette, insieme all’amore ed al rispetto dei miei genitori nei confronti della natura e per tutte le creature esistenti, abbiano lasciato un segno anche sul mio percorso artistico.

Perché la sua arte vede come punto focale la natura?
Fin da piccola, ho sempre avuto un legame molto forte con la natura, un sentimento che ancora oggi provo in modo intenso vivendo qui sulle colline del Malcantone. Ogni presenza nella natura è assolutamente armoniosa in sé, portatrice di grande bellezza e purezza, e mi tocca nel mio “io” più profondo. L’arte per me è un modo di essere in comunione con questo mondo. Le piante, le pietre, l’acqua, la terra hanno un aspetto incantevole e, per me, ispirano grande poesia. Mi soffermo a contemplare, intorno a me, tutto quello che, a volte, è così piccolo e insignificante, forse di nessuna importanza, a volte perfino nascosto, ma di un’enorme bellezza in quella semplicità. Non è una bellezza superficiale, al contrario è molto essenziale. Secondo me la natura è in assoluto il più grande mistero ed è il più grande dono che ci sia stato dato. Tutto deriva dalla terra e l’uomo fa parte della natura. La terra si dona a noi, non necessita di noi, ma noi abbiamo bisogno di lei: perché è lei che ci nutre.
Vedo nelle mie vicinanze che la natura viene distrutta, ma mi impressiona la sua forza rigenerativa. Posso trarre tanti insegnamenti dalla natura. Sto osservando la crescita e la trasformazione delle piante e degli alberi, questo continuo cambiamento, questo stato di silenzio e di grande armonia. Ogni albero, ogni filo d’erba racconta di se stesso. Vorrei mostrare la bellezza di un mondo delicato, al di là di quello che l’uomo è capace di creare. Credo che il valore che diamo alla natura ci renda più rispettosi verso di essa. La natura si dona a me, e mentre seguo le sue tracce, metto in evidenza i suoi frutti, i piccoli frammenti, o conservo la sua terra, cercando di trasmettere nei miei lavori qualcosa di quell’energia sacra che percepisco in ogni presenza. Il mio lavoro artistico mi permette di esprimere il desiderio e la nostalgia per l’invisibile, per quello che rimane nascosto ai miei occhi, per quest’energia eterea e sconosciuta.

Gabriela Maria Müller

Prima di realizzare un’opera, da cosa trae ispirazione?
È camminando nei boschi dietro casa mia o anche durante le escursioni più lunghe sulle colline del Malcantone che trovo le mie ispirazioni. In quel silenzio e in quella solitudine compaiono immagini interiori che poi cerco di realizzare. Sento che la natura si dona a me. Quando cammino attraverso quell’immenso mistero del Creato, provo una sensazione di profondo silenzio ed una pace infinita dentro di me, e nutro sempre la sensazione di essere unita con qualcosa di più grande, con l’universo. Raccolgo dei semi o altri frammenti dalla natura, che trovo ai miei piedi, o i miei occhi vengono catturati da un vecchio albero che mi invita ad avvicinarmi e abbracciarlo. È così che sono nati gli “abbracci agli alberi” o opere che rendono omaggio alla bellezza e alla preziosità dei semi e di altri elementi naturali. O, entrando in una radura, mi sento colpita dall’energia che irradia da quel posto. Così decido di tornare lì per realizzare un frottage del suolo del bosco che diventa un “Omaggio a madre terra”. A volte mi siedo su un vecchio tronco d’albero e ascolto e mi meraviglio della bellezza travolgente e della forza vitale e dell’energia che permea tutto. In questo silenzio, in questa contemplazione e presenza interiore, mi sento profondamente connessa con tutto ciò che mi circonda e con qualcosa che è più grande di noi, ed è questa energia indescrivibile che percepisco che mi porta a creare i miei lavori.

Come descriverebbe la “purezza”?
Per purezza intendo la sacralità che, secondo me, si manifesta in tutti gli aspetti della Natura. Già da bambina percepivo questa energia eterea e sacra in ogni elemento naturale e in quel grande mistero che si cela ai nostri occhi. Ogni presenza nella natura, anche la più insignificante e recondita, è assolutamente armoniosa in sé, portatrice di grande bellezza e purezza nella sua semplicità, mai superflua. L’osservazione e la contemplazione della Natura e poi il lavoro silenzioso e lento mi permettono di entrare in sintonia con i preziosi elementi di Natura e di entrare in contatto con la loro anima pura e sacra e l’immenso mistero che sento. Questo grande mistero che percepisco in ogni elemento più piccolo e insignificante nella Natura mi fa sentire umile. Umile davanti all’immensità del Creato. La osservo con profonda meraviglia e nello stesso tempo mi riempie di un’enorme gratitudine. Nel mio lavoro, perciò, cerco di rendere omaggio alla luce e all’essenza immateriale e divina in ogni elemento naturale.

Che significato ha assunto per lei il Premio Bally, vinto nel 2019?
Mi riempie di gioia e mi sento onorata di essere stata scelta “Artista BALLY dell’anno 2019” con il tema “La natura del mondo”. In fondo il premio sarebbe dovuto andare alla natura e a tutti i suoi elementi che mi sono di profonda ispirazione e in sintonia con i quali riesco a creare le mie opere. Ne sono profondamente grata. Il prezioso sostegno e il generoso premio della Fondazione Bally mi permettono di portare avanti il mio lavoro realizzando nuove opere, e non vedo l’ora di installare l’opera acquistata dalla Fondazione nella meravigliosa nuova sede del loro Museo qui a Lugano. Dopo la premiazione al LAC nel settembre 2020, grazie alla collaborazione della Fondazione Bally con il MASI, il quale aveva preselezionato il mio lavoro, il Palazzo Reali ha ospitato la mia mostra “Anima Naturae” che comprendeva l’opera vincitrice “Coeurs sacrés” in dialogo con una selezione delle mie opere. È stata un’esperienza emozionante poter creare uno spazio silenzioso con i miei lavori al MASI allo storico Palazzo Reali, nel cuore della città di Lugano. Ne sono molto grata, anche per tutti gli interessanti incontri che quest’esperienza mi ha permesso di vivere.

Che impatto ha avuto, in termini professionali, il periodo storico che stiamo vivendo?
La pandemia ha avuto un grave impatto sul settore culturale. Molti eventi sono stati cancellati. Le conseguenze di questo lungo periodo di pandemia per molti che lavorano nel settore della cultura sono state e sono tuttora drastiche, spesso esistenziali. Nonostante abbia dovuto rinviare nella primavera 2020 due mostre, che sono state allestite in seguito rispettando le restrizioni dovute al Covid, ammetto che, personalmente, mi sento in una situazione privilegiata e sono tanto grata che hanno potuto aprire le loro porte al pubblico.   
Per me personalmente questi sono stati dei lunghi mesi con grandi intervalli di silenzio, riflessione ed introspezione. Sono consapevole di vivere in una situazione molto privilegiata. Vivo vicino alla foresta ed ogni giorno faccio delle lunghe passeggiate immersa in questa incredibile bellezza, indagando questo grande mistero intorno a me. Stavo e sto collezionando pollini, semi, felci e soffioni per il mio lavoro Spesso mi siedo su un sasso o su un vecchio tronco abbattuto e mi meraviglio di questo grande mistero che si rivela nel più piccolo filo d’erba e sento la mia profonda connessione. È prezioso, per me, concedermi del tempo per contemplare e meditare in mezzo alla natura e nello stesso tempo sentirne questa grande forza. Allo stesso tempo, provo una grande gratitudine di poter partecipare a tutto ciò. Nel contempo sto preparando la prossima mostra per la primavera 2022, una mia partecipazione ad un’esposizione collettiva che mi riempie di gioia e di gratitudine.

Gabriela Maria Müller

Secondo lei, la città di Lugano è adatta e propensa alla crescita artistica e culturale?
Certo, dal mio punto di vista la città agevola lo sviluppo della cultura in generale. L’arte e la cultura in generale hanno bisogno di sostegno finanziario e di spazi e pubblico di fronte al quale poter esprimersi e per poter entrare in dialogo. La città con i suoi musei, le sale di concerto, i teatri e altri spazi pubblici, anche autogestiti, offre piattaforme importanti per raggiungere un vasto pubblico.

Di quale, tra le sue esposizioni, si ritiene più orgogliosa?
Questa è una domanda a cui non posso rispondere facilmente. Penso che la risposta più accurata sia che ogni mostra mi ha riempito di gioia e di orgoglio a suo tempo. Ogni mia mostra è stata importante per me e per la mia crescita professionale e personale in quel momento, e ha portato a quella successiva. Mi sento molto privilegiata e onorata di aver potuto esporre negli spazi di importanti musei e sarò sempre grata alle curatrici che hanno avuto fiducia in me e mi hanno invitato nelle loro case. Certamente, aver potuto esporre le mie opere nei meravigliosi musei Villa Pia a Porza, Vincenzo Vela a Ligornetto, MASI Palazzo Reali a Lugano e al Nouveau Musée de Bienne sono state esperienze uniche e preziose. 

Ha obiettivi e aspirazioni future?
Spero di poter continuare il più possibile a dedicarmi alla creazione in modo sereno e con un ritmo costante, come sto facendo ora, e di poter continuare ad esporre in ampi e luminosi spazi espositivi, creando delle oasi silenti nelle quali trasmettere qualcosa dell’energia sacra della natura e mostrando la bellezza di un mondo delicato, al di là di quello che l’uomo è capace creare.
Pur sentendomi privilegiata di poter vivere in questo piccolo paese vicino al bosco, a volte sogno di fare un lungo viaggio, fermandomi da qualche parte, ritirandomi in un luogo in mezzo alla natura e lì, per un periodo più lungo, dedicarmi interamente al mio lavoro, in silenzio, e in solitudine.
Ricordo il mio incontro con i monaci tibetani: quella costanza, quel silenzio e quell’armonia con i quali loro realizzano i loro mandala mi ha toccato nel profondo. Anch’io nella mia espressione artistica vorrei riuscire a diventare ancora più essenziale, umile e semplice, avvicinandomi sempre più alla purezza.

Quali sono il suo artista preferito e la sua opera d’arte preferita?
Questa è una domanda difficile per me, perché menzionare un artista come il mio preferito significa escluderne un altro. Il mondo è pieno di artisti incredibilmente bravi che fanno grandi lavori. Alcuni di loro hanno la fortuna di essere più conosciuti e di avere il loro lavoro esposto su più vasta scala, altri conducono una vita artistica in solitudine e/o forse hanno meno possibilità di far conoscere il loro prezioso lavoro al pubblico.
Tornando alla sua domanda riguardo al mio artista preferito, e collegandomi alla prossima sua domanda sulla mia opera d’arte preferita, spontaneamente ho pensato alle due installazioni minimali e luminose di polline dell’artista tedesco Wolfgang Laib “The Five Mountains Not to Climb on” e suoi tappeti di polline. Sono, in un certo senso, di una tale “semplicità”, ma nello stesso tempo talmente essenziali e profondi di significato. Emanano l’energia sacra della Natura nella sua forma più pura ed essenziale. Amo e ammiro molto il suo lavoro profondo e significativo che si esprime con una enorme sensibilità, onestà e umiltà. Le sue opere ci invitano a meditare sulla purezza, l’essenza e sul tempo, l’eternità e l’effimero. Nei miei pensieri, nelle mie riflessioni sulla vita e sul mondo mi sento molto vicino a lui.

Una battuta finale per i nostri lettori online?
Noi SIAMO natura, e come anche nella natura che ci circonda, dove non esiste un seme simile uno con l’altro, nell’unicità di ogni seme, nel suo profondo c’è qualcosa che ci lega gli uni agli altri, e che ci fa sentire in armonia con noi stessi e con gli altri affinché possiamo diventare qualcosa di più grande, riconducendoci all’unità: l’essenza.

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6 Settembre 2021
di Redazione LuganoEventi

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