Intervista a Micha Dalcol, illustratore e grafico

Illustratore, grafico, coordinatore delle Edizioni Svizzere per la Gioventù e del gruppo Fokus Illustration Ticino: abbiamo intervistato Micha Dalcol (CH, 1987), che ci ha parlato del suo percorso lavorativo e del mondo dell’illustrazione in Svizzera. Aspiranti illustratori, prendete nota.
3 Agosto 2021
Maddalena Moccetti
Micha Dalcol
Stefano Mosimann e Olmo Cerri

Ciao Micha, grazie mille per la tua disponibilità. Parto con una domanda riguardo al tuo lavoro: oltre che grafico, sei illustratore. Hai voglia di spiegarci in breve il tuo percorso di studi che ti ha portato a svolgere un mestiere così particolare?
Terminato il CSIA di Lugano avevo deciso di andare a Lione per seguire una scuola di illustrazione, ho tuttavia iniziato a lavorare per potermi permettere di pagare quello che avrei dovuto affrontare. Poi ho creato un atelier condiviso con due colleghe e ho proseguito il lavoro di illustratore da autodidatta. Nel frattempo l’atelier è diventato sempre più frequentato e oggi siamo in sei in un bellissimo spazio a Mendrisio.

Quali sono gli aspetti che ritieni essere poco conosciuti di questo mestiere?
Il lavoro solitario, la costante ricerca di alimentare la fantasia e la cronica ricerca di migliorarsi sempre. È una professione dove tutto appare prima nella mente, come un film, poi viene rielaborato e impresso sulla carta. Questo comporta un lavoro lungo e solitario, dove si dialoga costantemente con il proprio lavoro. Sembra da pazzi, o forse lo è, ma credo sia anche terapeutico. Disegnando, tutto diventa fattibile, la costruzione di un razzo, la navigazione sott’acqua o il semplice innamorarsi di un albero. Nasce così la volontà di poter guardare il mondo che ci circonda con occhi diversi. Di poter cogliere alcune sfumatore di colore, di luci e di ombre che magari non si erano notate in precedenza. Di poter riprodurre il mondo senza dare un giudizio. Di colorarlo per quello che ci suggerisce l’istinto e di aggiungerci tanta di quella fantasia da rivalutare qualsiasi cosa venga riprodotta su carta.

Tra i tuoi vari progetti, c’è Fokus Illustration sezione Ticino: di cosa si tratta esattamente?
È un gruppo di illustratori dove poter rimanere in contatto con altri solitari professionisti e avere uno scambio costruttivo sul proprio lavoro. Ci siamo trovati qualche volta, poi il lockdown ci ha permesso di fare un progetto in comune e rimaniamo sempre in contatto tra di noi. È una bella occasione di poter condividere esperienze e idee diverse che uniscono il nostro territorio.

Tra i progetti fatti finora con il team di Fokus, di quali sei più soddisfatto?
Per ora abbiamo fatto “Riflessioni illustrate sul periodo di chiusura in Svizzera” e “Matite!”, tutte visionabili su Facebook e Instagram. Sono particolarmente contento del progetto sul lockdown perché ha avuto un notevole riscontro anche all’estero, e questo mi ha fatto molto piacere.

E il tuo progetto più recente?
Sto lavorando ad un fumetto, non ha molte pagine ma ogni singola tavola è molto più impegnativa che una singola illustrazione.

Pensi che in Ticino ci sia opportunità di crescita e di lavoro per gli illustratori?
In Ticino come base di lavoro direi di sì, anche se è difficile fare esclusivamente l’illustratore. Anche se il Ticino in sé offre ridotte opportunità, facilmente possiamo raggiungere la Svizzera intera e il resto del mondo con pochi click. Questo apre una porta con opportunità enormi, con la possibilità di poter lavorare anche con l’estero: potersi gustare la tranquillità del bosco e magari lavorare per la Francia o la Spagna.

Avresti qualche consiglio da dare agli aspiranti illustratori?
Uscire, andare a vedere il mondo, lasciare che ogni cosa possa essere d’ispirazione. E disegnare sempre, in ogni momento.

Qualche domanda per conoscerti meglio:
Chi sono i tuoi artisti preferiti?
Sono tantissimi, poi oggi con internet se ne scoprono sempre di più bravi. Direi che tra i primi che ho scoperto ci sono tutti quelli vicino a dove sono nato, da Tazio Marti, a Max Weiss a Selim Abdullah. Parecchi anni fa c’è stato un periodo molto creativo nella zona della Montagna del Mendrisiotto e ho potuto scoprire il lavoro che hanno fatto e sentire, come se fossero vecchie leggende, le varie “imprese” che combinavano tra loro.

Se potessi entrare in un quadro, sceglieresti…
Norman Rockwell, “The Problem We All Live With“: raffigura una bambina afroamericana di 6 anni durante il primo giorno di scuola per soli bianchi. Era il 1964, e fece grande scalpore. Le lanciarono pomodori e fu scortata per poter accedere alla scuola. Purtroppo questa tematica è ancora di attualità.

Primo libro che hai letto nella tua vita?
Non ricordo. Leggevo fumetti, mi ricordo Dylan Dog, ancora non avevo iniziato l’asilo!

Chi sono i tuoi eroi letterari?
Corto Maltese su tutti, poi “V” (da “V per Vendetta”), Calvin and Hobbes e Sofia (da “Il Mondo di Sofia” di Jostein Gaarder).

Descrivi Lugano in tre parole:
Ambigua, distopica e da amare.

Quale angolo del Ticino preferiresti ritrarre?
La Leventina, ci sono dei posti bellissimi. Anche se sto scoprendo dei paesini nel Luganese altrettanto suggestivi.

Film preferito di sempre?
The New World” di Terrence Malick, un film praticamente muto, che racconta la storia d’amore tra due persone di culture diverse e inconciliabili. Insomma, uno di quelli pesanti e noiosi…

Ultimo libro letto o significativo per te?
L’educazione” di Tara Westover. Letto qualche anno fa, sono rimasto colpito dalla forza di questa ragazza di proseguire una sua strada dovendo rinunciare ai propri genitori e alla famiglia.

Una canzone che non ti stancheresti mai di ascoltare?
“Sinnerman” di Nina Simone.

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Redazione LuganoEventi

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