“Trovare spiragli di bellezza e speranza anche dove non ce ne sarebbero” – Intervista a Cinzia Morandi e Monica Ceccardi

Teatro Pan e BAM!BAM! portano in scena al Teatro Foce lo spettacolo “Il libro di tutte le cose” il 1° e il 2 aprile, nell’ambito della rassegna HOME Family. Una storia per riflettere sulle dinamiche familiari e le risorse talvolta inaspettate che i bambini sanno dimostrare.
24 Marzo 2022
di Silvia Onorato
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Il libro di tutte le cose © Barbara Rigon
Il libro di tutte le cose © Barbara Rigon

Il libro di tutte le cose” è il nome che il piccolo Thomas dà al suo diario. Lì Thomas annota tutti gli eventi della sua giovane vita: i sogni che animano il suo mondo fantastico, l’amore per una ragazza, e l’amicizia con una piantina, ma anche il rapporto tumultuoso con il padre. La storia, tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore olandese Guus Kuijer, racconta un viaggio formativo che porta alla liberazione del protagonista e della sua famiglia.
Lo spettacolo è portato in scena da due compagnie che si rivolgono a un pubblico giovane: il Teatro Pan, realtà storica teatrale e culturale del Ticino, e la compagnia veronese BAM!BAM!. Parliamo oggi de “Il libro di tutte le cose” con la direttrice del Teatro Pan Cinzia Morandi, attrice, regista, speaker, insegnante di teatro, e con Monica Ceccardi, attrice e autrice che collabora con il Teatro Pan dal 2018 e che ha curato l’adattamento e l’aiuto regia dello spettacolo.   

Lo spettacolo è ispirato al romanzo dell’autore per ragazzi Guus Kuijer. Cosa l’ha più colpita della storia originale?
CM: La storia di un bambino che vive una situazione familiare di violenza, in cui il padre fa il padre-padrone, e di come riesca a reagire ed elaborare quello che succede in casa; anche come va a cercare aiuto tramite una rete all’esterno della famiglia, rappresentata da un personaggio chiamato “la strega”, che lo aiuta attraverso la lettura di libri a superare la situazione in casa.

Ci racconta chi è per lei il protagonista dello spettacolo?
MC: Nel romanzo di Guus Kuijer Thomas è un bambino di 9 anni. Abbiamo scelto di non rappresentarlo in scena con un attore bensì con un pupazzo. In questo modo da un lato è come se Thomas non ci fosse, dall’altro tutti i bambini del pubblico possono sentirsi e ritrovarsi in lui.
Thomas vive una situazione di violenza ma attraverso il suo mondo interiore ricco di fantasia e con un forte potere immaginativo riesce a trasformare una realtà quasi sempre grigia, aggressiva, violenta, sublimandola in qualcosa di fantastico e poetico. Thomas riesce a trovare spiragli di bellezza e speranza anche dove per gli adulti non ce ne sarebbero. Questo porta anche a una riflessione: l’infanzia è un luogo da proteggere e tutelare, nel quale è ancora possibile rivolgersi a un orizzonte di senso e di luce, anche quando la realtà quotidiana non sembra aperta a queste possibilità. Come diceva Cinzia Morandi, questo non è comunque sufficiente a liberarsi dalla violenza nel quale vive la famiglia: per rompere il muro di omertà, isolamento e solitudine in cui vivono tutti i bambini che si ritrovano in casa la violenza, è necessario rivolgersi all’esterno.

Nel libro di Kuijer vengono affrontati anche aspetti religiosi (la religiosità severa del padre contrapposta a quella spontanea di Thomas), e politici. Questi aspetti si ritrovano nello spettacolo? 
CM: Lo spettacolo non è ambientato ai giorni nostri, ma nell’epoca della resistenza – si fa quindi chiaro riferimento a un periodo storico non attuale. Questi aspetti non vengono affrontati totalmente. La figura del padre rappresenta il religioso che interpreta le parole della bibbia in maniera ortodossa, non capendone il senso altamente spirituale. Il suo modo di agire in famiglia non è quello di discutere quando ci sono opinioni contrastanti, ma è quello di alzare le mani.

Lo spettacolo tocca un argomento delicato come la violenza domestica. Come siete riusciti a portarlo in scena in maniera “leggera” e accessibile a un pubblico di bambini?
CM: Attraverso la metafora. Dove nel libro viene fatto esplicito riferimento al padre che picchia il bambino con un cucchiaio, abbiamo ricreato una scena che suggerisce quello che sta succedendo attraverso musica e suono, il corpo fisico viene messo in stop, per lasciare immaginare quello che non vediamo. Il lato emotivo arriva dunque attraverso queste immagini.

Viene anche indagato il ruolo della paura. Cos’è, per lei?  
CM: Tutto quello che non ci rende felici. È un discorso che vale per tutta l’umanità: la paura ci impedisce di agire, di affrontare un problema e trovare una soluzione, ci paralizza in qualche modo. Non avere paura e avere coraggio può dare una possibile soluzione a qualcosa per cui non si vede la via d’uscita.

Il messaggio finale del libro e dello spettacolo è di redenzione. È quindi il coraggio quella forza che aiuta a redimere una situazione che può sembrare disperata?
MC: In questo viaggio attraverso una storia con durezze e cupezze abbiamo voluto dare un messaggio di speranza che i bambini possano portare a casa. Abbiamo lavorato drammaturgicamente modificando il romanzo: lo spettacolo si chiude con una visione luminosa, di riscatto e liberazione domestica sia per Thomas che per la madre e la sorella. La liberazione passa per un ascolto profondo dell’altro: quando ci mettiamo in ascolto profondo l’uno dell’altro l’incomunicabilità in cui si annida la violenza del padre viene meno. Inoltre, rispetto alla questione religiosa, non ci schieriamo con l’una o con l’altra visione, ma attraverso lo spettacolo proponiamo una riflessione su un senso profondamente religioso di apertura, in contrapposizione a una religiosità che si ferma alla lettera senza lasciar trapelare empatia e umanità. La forza di Thomas è il rapporto molto diretto con il “suo Gesù”: come nel romanzo, anche nello spettacolo i due hanno un rapporto quasi amichevole che invitiamo gli spettatori a venire a scoprire a teatro. Una religiosità ampia, inclusiva, aperta, calda, piena di speranza; non qualcosa che chiude, che blocca, isola, e che in nessun modo può giustificare la violenza.

Il libro di tutte le cose” andrà in scena al Teatro Foce il 01 e il 02.04 alle 20:30.
Maggiori informazioni su foce.ch

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