“La nostra non era una professione, ma una missione” – Intervista a Grant Benson, DJ e speaker radiofonico

Grant Benson (UK,1963) è un DJ e speaker radiofonico inglese con una carriera internazionale che lo ha portato dal nativo Regno Unito alla Svizzera, passando per l’Italia. Inizia la sua esperienza radiofonica negli anni ’80 a Radio Caroline, radio pirata entrata nella storia della musica, per poi trasferirsi sul Continente dove collabora con diverse emittenti prima di fondare Radio Morcote International, radio con programmazione rock che dall’aprile 2020 trasmette dalle sponde del Ceresio.
18 Gennaio 2022
di Silvia Onorato
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Grant Benson

Grant Benson muove i primi passi nel mondo della radiofonia presso una radio pirata israeliana, per passare poi a Radio Caroline, leggendaria radio pirata fondata nel 1964 da Ronan O’Rahilly per aggirare il monopolio musicale della BBC. La radio trasmetteva da una barca ancorata al largo delle coste inglesi, dove dalle acque internazionali ha lanciato gruppi musicali entrati nella storia della musica, come Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Led Zeppelin, Dire Straits, raccogliendo un seguito di ascoltatori tale da rivaleggiare con i canali della BBC – spingendo quindi il colosso britannico a modernizzare la sua programmazione. È inoltre con Radio Caroline che si apre l’epoca delle radio commerciali, tutt’ora in corso. Una storia che, nonostante difficoltà legali, economiche e naturali ­– tra tutte, le tempeste del Mare del Nord – continua fino a oggi: da trent’anni Radio Caroline trasmette infatti dalla terra ferma.
Grant Benson entra a Radio Caroline negli anni ‘80; collabora poi con Radio 105 di Zurigo in qualità di direttore dei programmi, e a Musica 100.9 di Montecarlo in qualità di CEO, per poi approdare alle italiane Radi 105, RTL 102.5 e Radio Number One. Nell’aprile 2020, durante il primo confinamento, Grant Benson e Daniela Moroni (La Dany) fondano Radio Morcote International, una radio che trasmette musica rock dalle sponde del Ceresio, oltre a contributi da Los Angeles, Zurigo, Basilea, Dublino, e un servizio di news in inglese fornito dall’agenzia stampa F.S.N in diretta da Washington, Londra e Hong Kong. Oggi la sua voce si può ascoltare anche sulle frequenze di Radio 3i.

Come ti sei avvicinato alla professione di DJ e speaker radiofonico?
Sono sempre stato appassionato di musica, fin da piccolo – in particolare del rock, ma anche degli altri generi. Da appassionato di musica a seguace della radio il passo è stato breve. La radio ha sempre avuto un certo fascino per me: sono cresciuto nella periferia di Londra negli anni ’60 e c’erano a disposizione 4 canali della BBC e 3 canali indipendenti; altrimenti, attraverso le radio con delle grandi valvole, potevamo captare le onde corte e le onde medie delle emittenti dall’estero. Sentire voci che parlavano altre lingue, che arrivavano da lontano, ha acceso la mia fantasia; mi immaginavo un tipo seduto in uno studio, che parlava e metteva musica a migliaia di chilometri di distanza da me.
Un giorno casualmente ho captato Radio Caroline: avevo letto qualcosa a proposito, ma ero piccolo e non avevo capito bene il concetto. Quando però ho capito che c’era una radio fuorilegge che trasmetteva da una nave nel mezzo del Mare del Nord, tra onde enormi e tempeste, e suonava proprio la musica che piaceva a me, per me è stato il massimo. Questo tipo di radio è stato un mito personale per me.
Quindi il primo passo è stato casuale, ma frutto di elementi che insieme avevano scatenato la mia fantasia.   

Hai mosso i primi passi nella radiofonia a Radio Caroline, una radio con una storia avvincente che ha rivoluzionato il mondo della musica. Cosa rappresentava nel panorama musicale britannico?  
Oggi il nome Radio Caroline figura nella cultura pop britannica allo stesso livello dei Beatles, dei Rolling Stones, di Mary Quant, di Carnaby Street: in poche parole, è tra i protagonisti degli anni ’60, della Swinging London. In quegli anni, Radio Caroline era portavoce della cultura giovanile britannica: da un lato stavano emergendo i gruppi che oggi sono considerati leggendari; dall’altro, la loro musica non veniva trasmessa dai mass media, in particolare dalla BBC (nella programmazione c’era un’oretta alla settimana dedicata alle nuove proposte). Radio Caroline è nata nella Pasqua del 1964 proprio per trasmettere la musica giovanile, e a 4 mesi dalla nascita contava 11 milioni di ascoltatori, più di un quinto della popolazione britannica del tempo. Un successo fenomenale.

Radio Caroline trasmetteva da una barca a 4 ore di navigazione dalle coste inglesi. Com’è stata la sua esperienza? Com’era trasmettere musica da una posizione così isolata?
Per me è stato il coronamento di un sogno. Se qualcuno mi avesse chiesto: preferisci vincere alla lotteria o lavorare a Radio Caroline, non ci sarebbe stata discussione: lavorare a Radio Caroline. A dire la verità, pensavo di aver perso la mia occasione: una delle navi originali era affondata nel ’79, e la radio non ha trasmesso per circa due anni. Quando però i proprietari hanno trovato una nuova nave, ho cercato in tutti i modi di fare un provino: ho fatto tantissime telefonate, contattato amici di amici, e con la sicurezza dei vent’anni e di chi non ha paura dei “no” li ho convinti che era giusto scommettere su di me.  
Da un punto di vista pratico, la quotidianità su Caroline era un po’ noiosa: eravamo 10, 12 ragazzi su un peschereccio da 1’000 tonnellate, ancorato nel Mare del Nord, in balia di condizioni meteo non perfette – ben diverso dalle acque tranquille e dal calore del Ceresio, o del Mediterraneo. In teoria ognuno doveva restare un mese a bordo, e due settimane a terra; ma per il maltempo a volte rimanevo sulla nave anche sei settimane, due mesi. Al tempo non c’erano i telefonini o internet, quindi l’unica forma di collegamento con la terra ferma era la televisione, che però non funzionava sempre perché la nave girava e talvolta il segnale si interrompeva. L’unica comunicazione con il pubblico era tramite lettere, con la posta, che impiegava un mese per arrivare fino a noi; molto diverso dall’immediatezza di oggi. C’erano alcuni momenti di noia, ma c’era una nutrita biblioteca a bordo: ho letto molto.
D’altra parte, noi tutti eravamo motivati da un fortissimo idealismo di gioventù: la nostra non era una professione, ma una missione. Non lo facevamo per soldi (che non erano molti), ma perché credevamo in quello che stavamo facendo e nelle possibilità che ci avrebbe dato nel mondo del broadcasting in un secondo momento.

Nel centro, Grant Benson su Radio Caroline negli anni ’80

Anche oggi trasmetti quasi dall’acqua, con Radio Morcote International. Ci racconti com’è nata la tua emittente? 
Dal mio studio vedo i traghetti della Società di Navigazione di Lugano che si spostano tra Brusino e Morcote; vedo l’acqua, proprio come quando lavoravo a Radio Caroline. È un cerchio che si chiude, uno degli scherzi che fa la vita – ma di quelli molto belli. 
Radio Morcote è nata per scherzo e per noia, per passare il tempo durante il primo confinamento. In realtà avevo intenzione di prendere una pausa sabbatica dalla radiofonia: volevo ritirarmi a Morcote per un paio di mesi e poi viaggiare per il mondo, dopo tanti anni di lavoro a Milano. Poi è iniziata la pandemia, e viaggiare è diventato impossibile. Così ho preso le attrezzature di fortuna che avevo in casa dopo tanti anni di carriera, e insieme alla mia compagna Daniela ho messo insieme una radio. Inizialmente pensavamo fosse seguita solo da amici vicini e lontani, poi un giorno ho guardato gli indici di ascolto e sono sbiancato: erano in centinaia ad ascoltarci. Una bella sorpresa che ci è esplosa tra le mani: è arrivato l’interesse della stampa, del Comune di Morcote, degli sponsor.
Insomma, pensavo di fare una radio per due settimane, e ora a distanza di quasi due anni siamo ancora qui.

Quali sono i progetti futuri di Radio Morcote International?
Da un lato, ci siamo accorti che il mondo dei media sta cambiando molto: diverse aziende e istituzioni ci stanno chiedendo una mano dal punto di vista pubblicitario, come ufficio stampa e con la presenza sui social media, quindi stiamo andando incontro a questo tipo di richieste.  
Dall’altro, puntiamo all’espansione: attualmente siamo ben radicati in Ticino e abbiamo un certo seguito anche nel nord Italia; il nostro obiettivo a breve-medio termine è affermarci oltre Gottardo. Il nostro prodotto – rock e pop anni ’60, ’70 e ’80 – ben si addice al mondo della Svizzera Tedesca. Penso inoltre che una radio locale come la nostra possa essere utile per promuovere le meraviglie del Ticino, meta preferita da chi viene da oltre Gottardo. In questo senso, abbiamo ricevuto un premio da Ticino Turismo come uno tra i migliori progetti nati durante il confinamento.

Nella sua carriera ha fatto esperienze in più paesi, dal nativo Regno Unito alla Svizzera, passando per l’Italia. Quali sono le differenze nell’apprezzare la musica?
Credo che gli svizzeri tedeschi, come i britannici, siano rockettari. In Italia c’è un seguito rock, ma non è altrettanto prominente. Inoltre noi anglosassoni prendiamo questo tipo di musica molto sul serio, ne facciamo quasi una religione, una passione. D’altra parte è la musica con cui siamo cresciuti: l’equivalente del liscio per noi è Lennon e McCartney.

Che cos’è la radio oggi? Cosa sarà domani?
Come ricordavo prima, quando sono cresciuto nella periferia di Londra i canali che potevo ascoltare erano 5 o 6. Oggi invece dal proprio telefonino si possono ascoltare centinaia di migliaia di radio da tutto il mondo. La sfida di oggi, e anche di domani, è catturare l’audience in un’epoca in cui un numero di persone comparabile a quello di 40 anni fa ha una scelta enorme, non comparabile a quella di 40 anni fa. Per vincere la sfida occorre creare il prodotto più bello possibile, offrire un servizio mirato e che risponda agli interessi delle persone. Mi meraviglia e mi fa piacere il seguito di Radio Morcote: dovendo gareggiare localmente dovevamo offrire un prodotto che non c’era ancora sul mercato ticinese, cercando di individuare una fetta di pubblico specifica. Abbiamo puntato sui quarant’anni in su, coprendo dai Beatles a Frank Sinatra.

Ultima domanda: negli anni hai incontrato numerosi artisti. Qual è l’incontro che ricordi con più piacere?

Spesso si dice che è meglio non incontrare i propri idoli; io ho avuto la grande fortuna di incontrarli, ed è sempre stato bello. Quando lavoravo in Italia per motivi linguistici mi veniva sempre offerto di intervistare gli artisti internazionali; ne ho intervistati tantissimi, da Sting a Mick Jagger. L’incontro che ricordo con più piacere è stato con Jimmy Page e Robert Plant dei Led Zeppelin. Circa vent’anni fa hanno registrato un LP, e hanno fatto alcune conferenze stampa per presentarlo. Ho avuto la possibilità di intervistarli due volte, a distanza di qualche settimana, per due testate diverse. La prima intervista è andata molto bene; dopo qualche settimana, quando sono entrato nella sala per intervistarli di nuovo, mi hanno guardato e mi hanno detto “Ah, ma noi ci conosciamo!”. Essere riconosciuto da Jimmy Page e Robert Plant dei Led Zeppelin! In quel momento ho pensato che la mia vita poteva anche finire e sarei stato comunque felice.

Grant Benson è in onda ogni giorno su Radio Morcote International, ascoltabile tramite #app gratuita, in streaming su radiomorcoteinternational.com, su Swisscom tv, con tutti gli smartspeaker. 
Maggiori informazioni su
radiomorcoteinternational.com

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